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il corpo è mio e me lo gestisco io

Mentre stavo impazzendo per Adele e indugiavo sul suo aspetto rotondo, il mio amico Paolo ha postato il link dell’intervista di Maria Latella a Nadia Macrì su SkyTg24. Il post comprendeva il commento della sua cara mamma: «…è il cliente che fa schifo!». Dove per cliente si intendeva il signore di Arcore a cui la signora era andata a far visita. Anche Paolo non nascondeva la sua indignazione e, giustamente, ha ricordato il documentario Il corpo delle donne di Lorella Zanardo (a Milano il 2 dicembre al circolo Arci di via Cicco Simonetta ore 21), che ben inquadra l’uso e l’abuso del corpo femminile. Ora, da femmina, avrei dovuto partecipare all’unanime condanna, e invece mi sono trovata a rispondere che: «il corpo delle donne è semplicemente delle donne e se si aspettano che qualcuno glielo regali… beh allora continueremo a prostituirci (in tutti i sensi)». Perché il punto è proprio questo: sono le donne per prime a dover scegliere da che parte stare. Se alcune pensano, come Nadia Macrì, che sia naturale l’equazione bellezza=escort… beh è una distorsione del ruolo femminile di cui è responsabile in primo luogo chi la accetta (la donna). Noi non siamo velate e rinchiuse, per fortuna, almeno noi. E abbiamo molti esempi di donne, recenti e passati, che non hanno mercificato il proprio intelletto semplicemente per avere un posto al banchetto del potere. Riserviamo le nostre indignazioni, il nostro interesse, per donne davvero meno fortunate. Quelle che non hanno mezzi fisici, sociali e culturali per difendersi da questa svendita all’ingrosso. Quelle che, anche se sono carine e precarie (o anche solo precarie), non si presentano come escort solo perché: «5000 euro sono tanti». Quelle che sanno che 5000 euro per il corpo di qualsiasi donna sono meno che niente e quindi, semplicemente, dicono di no. 

ipazia docet non si può svendere quello che per gli altri non ha già più alcun valore

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