Adolescentia
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Il Diritto di contare visto da #ladolescente

Alcuni giorni fa sono andata con #ladolescente a vedere Il Diritto di Contare, il film di cui ormai parlano tutti (io in quest’articolo) e che racconta la storia di tre donne di colore, matematiche, abili nei calcoli e nella programmazione, che hanno dato un forte contributo alle missioni spaziali della Nasa. Una storia tenuta ben nascosta, fuori dalle stanze in cui si prendono decisioni, relegata spesso in cucina o nelle stanze di servizio. Tutte cose ben raccontate nel film. Che è infatti un film facile e gradevole, in cui davvero, tutto il classico del mancato riconoscimento (le porte in faccia, le firme negate, la prima a essere liquidata) è messo in scena in modo quasi didascalico. Ecco perché la presenza de #ladolescente era importante. Non la mia, che le cose ormai le mando a memoria. E che quando sento la frase ripetuta come un mantra: “Siamo in grado di fare il lavoro”, so bene di cosa si tratta.

L’opinione e la riflessione de #ladolescente, ormai assunto come la speranza di un futuro migliore, è insomma quella conta. Ebbene, a parte il gradimento generale (che è un film facile lo ripeto), se ne è uscito con un: “Ma non la sapevo, questa cosa. Non la dicevano”. Gli adolescenti, si sa, pensano di sapere tutto. Se poi “questa cosa” riguarda la Luna, i missili, la conquista dello Spazio, capirai, è roba tutta loro. È stato quindi fatto, prima di tutto, un furto di conoscenza. Un inganno della Storia. Poi mi ha detto che, semmai non lo avessi notato: “Hai visto erano anche tutte donne a entrare nella stanza del calcolatore”. Ma l’evento che a #ladolescente sembrava strano, a me era cosa nota. Che fino al 1984, anno che ha segnato l’inizio della fuga delle donne dall’informatica, erano sempre state le donne a mandare avanti le macchine. Poi, come ha dimostrato la National Science Foundation (lo scrissi in un mio articolo anni fa), la cultura di massa venne invasa dall’immagine di onnipresente di un ragazzo attaccato a mouse e joystick. Un ragazzo maschio appunto. Il mio che ancora oggi si stupisce delle femmine a contatto con un Ibm.

Ma, si diceva, #ladolescente è la speranza di un futuro migliore. E allora una domanda gliel’ho fatta io. Segue dialogo:
– “Secondo te perché la Nasa rinunciava a servirsi delle donne, anche quando si accorgevano che erano le più brave?”.
– “Ma mamma, se uno è abituato a vincere. E gli hanno sempre detto che è il più bravo, è logico che vuole continuare a farlo. A perdere non ci sta nessuno!”.
– “Anche se questo comporta non andare sulla Luna? Anche se poi perdiamo tutti?”
– “Evabbè. Tu intanto vinci”.

Direi che per le metariflessioni sul significato di cosa significa vincere alla lunga distanza, aspettiamo ancora un po’. Ma #ladolescente, senza molta retorica, ha detto tutto quello che c’era da dire. Che qui non si tratta di andare sulla Luna, ma di rimanere con i piedi per Terra.

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