Me.
comments 2

il linguaggio è un’abitudine

Questa mattina sono andata dalla mia medico generica per farmi prescrivere degli esami. Lei era in vacanza così c’era un giovane sostituto. Quando mi ha chiesto degli esami precedenti, al momento di ricordare la terapia che mi avevano prescritto, mi ha detto: «Lei si ricorda se lo specialista, o la specialista, le aveva per caso…». Un piccolo sussulto. Era la prima volta che, in modo così ovvio, veniva esplicitata una possibilità. Ovvero la possibilità, per la verità statisticamente superiore al 50 per cento, che il medico che mi aveva in cura fosse una donna. Che oltre al sostantivo maschile, ci fosse, in parallelo e a parimerito, quello femminile. In Italia il 60 per cento dei laureati è donna e solo il 40 per cento è uomo. E le donne sono quasi il 52 per cento della popolazione italiana. Si vede che il giovane medico se lo è ricordato. Si sarà ricordato anche delle sue tante compagne di studi, e non avrà voluto cancellarle con l’abuso di una sola parola (sempre la stessa che finisce per o). Io ci penso ancora. Questo succede quando la normalità irrompe nelle brutte abitudini. Quando la consapevolezza fa breccia in secoli di indifferenza. Ed ecco, mi sono detta, il  buon linguaggio è (solo) una buona abitudine.

2 Comments

  1. ieri sera la mia bimba piccola – 3 anni – stava giocando alla dottoressa, invita il papà a partecipare al sui gioco, dicendo vieni a fare il “dottoresso” … ho pensato che la sua (minima) esperienza di sanità è caratterizzata da dottori donna, per cui l'eccezione non è la dottoressa ma il dottore maschio. E visto che è nel periodo che sperimenta tantissimo a livello linguistico, ha costruito il maschile desumendolo dal femminile ….

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.