Il mio amico albero

È finita che abbiamo preso tutti la strada di Cosimo Piovasco di Rondò: sollevati da terra ad andar per alberi, ascoltare rami e foglie, rivendicare all’ombra delle chiome la necessità di disimpegno e leggerezza. Chiamasi vacanza. Sempre più verde e arboricola, dicono le anticipazioni del rapporto Gli italiani, il Turismo Sostenibile e l’Ecoturismo di Fondazione Univerde e IPR Marketing che sarà presentato il prossimo 27 settembre in occasione della Giornata Mondiale del Turismo, con una crescita dal 4,7 al 12 per cento di chi la vuole pure attiva. Ma anche una vacanza sempre più elaborata, infiocchettata di nessi e connessi filosofici, terapeutici, socioambientali. E più performante.

Dopo il cammino sospeso nei boschi del Mogelsberg, nel cantone svizzero di San Gallo, a novembre per esempio sarà inaugurata una torre panoramica alta 45 metri che garantirà un punto di osservazione originale e unico tra le cime degli alberi della foresta di Gisselfeld Klosters Skove. Siamo a poco meno di un’ora da Copenaghen, nel Camp Adventure Park, che avrà anche una passerella sospesa costruita con il legname delle foreste della regione e che, passando tra rami di faggi, querce, olmi e pini, condurrà a questo prodigioso faro verde. Arrampicarsi sugli alberi del resto, piazzare sui rami il proprio rifugio, restituisce immediatamente una dimensione di svago spensierato. Sarà per questo che le suite sull’albero, nate come stravagante eccezione, sono oramai una tipologia standard offerta da hotel e case vacanza. Nelle Dolomiti friulane sugli alberi ci hanno sistemato un intero villaggio, il primo in Italia, mentre sulla piattaforma di Airbnb le treehouse, da quella trasparente a Firenze alla più rurale in Monferrato, sono diventate migliaia in pochi anni. Ora la tendenza coinvolge gli host, i padroni di casa, che, come a Sidney o Los Angeles, magari sono pure guide dell’Association of Nature Forest Therapy e portano gli ospiti a praticare i bagni nella foresta, in giapponese Shinrin-yoku. Un approccio al verde quasi taumaturgico che sta mietendo seguaci anche qui.

«Bisognerebbe precisare però che non si tratta di una semplice passeggiata nel bosco, ma di una pratica che si basa su uno studio giapponese che ha messo scientificamente in relazione gli effetti dei monoterpeni, le molecole volatili diffuse dalle foglie degli alberi, sul nostro sistema immunitario attivando i linfociti NK, le cellule killer delle cellule tumorali». Marco Nieri è un bioricercatore che in venti anni di studi ha messo a punto un metodo di indagine, il Bioenergetic Landscape, in grado di valutare la presenza e la qualità dei campi elettromagnetici emessi dagli alberi, nonché il modo in cui gli stessi interagiscono con i nostri organi. Con questo metodo ha disegnato gli anelli di forest bathing dell’Oasi Zegna, quello nel bosco di Fai della Paganella, mentre è di prossima apertura un percorso nei docici ettari di castagneto nella Tenuta De L’Annunziata, vicino il lago di Como: «Gli alberi hanno questo effetto solo se posizionati in determinati punti. Inoltre, almeno nel bacino del Mediterraneo, i monoterpeni favorevoli non si hanno da querce, aceri o alberi da frutto, ma da lecci, castagni e faggi» conclude Nieri.

Come dire che non tutti gli alberi sono uguali in fatto di benefici, come del resto non tutti i benefici riguardano solo la frequenza cardiaca o il livello di zucchero nel sangue. Il beneficio del progetto di Tree Tents Trekking delle guide di ForestAlp, specializzate nel turismo naturalistico e outdoor, ha a che fare per esempio con la possibilità di rinascita di un territorio. Le tende sospese, progettate inizialmente da un gruppo di attivisti inglesi, il Road Alert Group, e sistemate tra gli alberi del Parco Nazionale dei Monti Sibillini e dell’Apennino, sono un modo per riattivare il turismo, consapevole e sostenibile, nelle zone colpite dal terremoto. Un campeggio itinerante da albero ad albero, da bosco a bosco, senza lasciare la minima impronta ambientale, e che risveglia il nostro ancestrale rapporto con la wilderness, il desiderio di percorrere sentieri (quasi) selvaggi, imparando ad ascoltare boschi e torrenti, alberi e cascate. È così che la gita tra gli abeti rossi e bianchi del Parco dello Stelvio, tra i castagni del Parco Regionale dei Boschi di Carrega, i larici antichi della Val D’Ultimo o al Parco dei Ligustri a Loreto, diventa quasi un pellegrinaggio. Luoghi nuovi per un turismo che si sforza di essere a misura d’uomo, e che l’uomo stesso spesso crea. Come a Lussino, dove il botanico Ambroz Haračić a fine Ottocento cominciò a piantare sul suolo arido piccoli pini d’Aleppo, trecento mila ogni anno. E se oggi l’isola croata è quel fiume verde e profumato incastonato nel blu lo dobbiamo proprio a un uomo che piantava alberi.

Articolo già pubblicato su Repubblica del 15 settembre. A questo link gli altri articoli sul tema.

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