Controbalzo, Me.
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Il pantano

Alla fine anche il calcio è, in Italia, solo una storia italiana. Gol a insaputa degli arbitri, partite vendute, qualche arresto (forse). Ma anche, ed è il migliori dei casi, difesa del pantano. Quando una settimana fa guardavo Milan-Barcellona mi tornavano in mente le parole che una volta mi disse Arrigo Sacchi: «L’ultima volta che l’Italia è andata all’attacco è stato al tempo dei romani. Poi ha sempre giocato in rimessa e avuto paura dell’eccellenza». La riflessione può essere estesa anche al di fuori dell’ambito calcistico. E, d’altra parte, anche il calcio può essere assunto a metafora di questo Paese. Il Milan per pareggiare con il Barcellona non ha usato il bel gioco o il talento, ma ha (semplicemente) impedito che il gioco, e il talento altrui, si liberasse. Pensate a quante volte avete visto mettere in pratica questa strategia nelle Università o nei luoghi di lavoro. La mediocrazia vince in questo modo. Ho usato “vince” non a caso, perché la vittoria ha in sé un suo valore e va riconosciuto. Dico solo che per affrontarsi lealmente a viso aperto e riconoscere il merito ci vuole più coraggio. Il coraggio dei romani appunto. Il coraggio di chi fa le cose al meglio perché sa che la vittoria in se stessa è solo una parte della partita della Storia. L’altra è fatta di fatica e di sogni, talvolta di cadute e insuccessi, ma sempre lontano dai bari, da chi ti azzoppa solo perché corri troppo veloce, o ti fa tacere perché nel silenzio tutto è uguale. Tutto è pantano. E poco importa se il risultato che porti a casa è mediocre, se nessuno si è divertito, se quello che poteva essere una serata da ricordare sarà archiviata come una delle tante, uguale a tante. Se io non riesco ad andare avanti, concedimi almeno di frenarti per un po’. Di affondare le tue gambe nel pantano immobile di chi, non riuscendo a vincere lealmente, non ha nemmeno il coraggio di perdere. Sarà per questo che mi piace il Barcellona, a me, e a quegli altri 70 mila che la fila per comprare il biglietto l’hanno fatta per vedere i “marziani”. E sarà per questo che, in tutti questi anni, ciò da cui ho sognato di scappare era il pantano. La voracità bulimica di chi vuol cannibalizzare tutto ciò che sta intorno non per gioia o piacere, ma per vizio compulsivo ed egotico. Quello che succederà d’ora in poi, sarà solo un’altra sfida. Aperta e imprevedibile. Ricordano sempre che, come ripeto sempre, si può far molto di più che vincere. Domani sera al Camp Nou e nella mia vita.

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