Design, Food
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Il pasto del soldato

La Razione K era la razione da combattimento individuale data ai soldati dell’esercito degli Stai Uniti nel 1942. Siamo nella dimensione della sopravvivenza, dove il narcisismo stilistico, la ridondanza formale, hanno veramente poco spazio. Qui il cibo è quello che fa la differenza tra la vita e la morte e il design è risoluzioni di esigenze essenzialmente funzionali. Ecco perché la mostra che apre oggi alla Triennale di Milano e curata da Giulio Iacchetti, piccola, ospitata con accesso libero nella grande hall, è interessante. Istruttiva la lettura, nelle prime pagine del catalogo dell’origine della stessa Razione K, il pasto del soldato: «… Il kit deve contenere le calorie necessarie per resistere un paio di giorni e dare il tempo alle truppe di terra di rifornire i par. del rancio di ordinanza. Gli alimenti devono pesare poco e soprattutto entrare in una scatola che possa essere contenuta nella tasca dell’uniforme…». Tutto qui.

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Ora, poiché come scrive Massimo Pitis nel catalogo, il cibo è sempre un messaggio, il pasto del soldato ci dice dell’urgenza di restare in vita. Per noi, e per gli altri. Ci dice che l’ordinario è forse il sistema più efficace per rispondere a un contesto straordinario. E forse, nell’anno dell’Expo, nell’epoca dell’eating design, del cibo spettacolo, anche una riflessione sulla genialità della sobrietà. In mostra, oltre al nutrimento di Samantha Cristoforetti a bordo della base spaziale ISS (cibi termostabilizzati e liofilizzati come cereali, sgombri alle spezie, frutti di bosco che preservano profumi, colori e sapori dei piatti originali, e si conservano per mesi anche in assenza di frigorifero o refrigeratore), il pasto del soldato di varie nazioni: dalla Nuova Zelanda al Regno Unito, dalla Russia a Israle, dai Paesi Bassi alla Spagna e l’Italia.

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Nelle foto, da in alto a destra: le razioni di Danimarca, Israele, Italia, Olanda, Regno Unito, Thailandia. In apertura, il cibo di Samantha Cristoforetti nella stazione spaziale (courtesy Triennale Milano)

2 Comments

  1. Claudia says

    Grazie, Manuela, per la segnalazione. Posso rilevare, data l’evidenza delle immagini, una certa uniformità di alimenti dei paesi europei; di contro l’assoluta semplicità ed esigua quantità relativamente alla Thailandia. Cosa dobbiamo evincere da ciò? Si può davvero vivere bene senza l’opulenza in cui siamo sommersi con tutte le sue nefaste conseguenze!

    • Sì, è vero, la Thailandia è veramente minima, mentre altri inseriscono vari plus come caramelle, cioccolata, ma anche fiammiferi o altre cose… Non so, certo la ricerca che ha fatto Iacchetti, e la riflessione che ne deriva, è molto interessante e, anche se è una piccola mostra, mi è sembrato giusto segnalarla.

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