Design
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Il sesso del divano

Un soggiorno, una cucina, un bagno può essere maschio o femmina? E il carattere tipografico di un libro? Il cartellone pubblicitario, la segnaletica stradale o la locandina di uno spettacolo? Chissà se è lecito farsi queste domande in tempi di gender equality. Magari è pure banale. Esiste, come è ovvio, una progettazione di genere, o meglio una progettazione pensata per genere. Gli stereotipi, come ho già scritto nel mio post di alcuni mesi fa, ci condizionano fin dall’infanzia. E sugli stereotipi cresce anche il nostro gusto estetico. È una considerazione non etica, bensì economica e professionale. Gli stereotipi possono essere combattuti, ma anche sfruttati. E forse, se ciò è fatto consapevolmente, il risultato sarà lo stesso. Il famoso Helvetica è maschio, per esempio, il carattere tipografico tondeggiante è invece femmina. La pelle, e così i divani e gli accessori con essa rivestiti, saranno un maschile ricordo della virile caccia, mentre la stampa floreale, il morbido e delicato lato femminile. Le linee essenziali, rigorose e minimaliste sono maschili. Quelle curve e intricate, vagamente decorative, sono femminili. Il metallo è maschile, ma se è dorato, diventa femminile. Questi sono concetti base, in parte anche molto intuitivi, che si assimilano nella progettazione di qualsiasi cosa, da un oggetto, un sito web o una campagna pubblicitaria. Poi, come sempre, arriva qualcuno che rompe gli schemi. Insinua un dubbio nelle nostre certezze. Gli olandesi di Studio Job, che ogni anno qualche patinata rivista del settore nomina Designer of the Year, da sempre lavorano sulla decorazione e sulla iperdecorazione, sui metalli, spesso dorati, sui colori e gli stili (qui il libro edito anni fa da Rizzoli New York). Anche il meno avvezzo di design si accorgerebbe che le classiche categorie su cui si basa il masculine vs feminine design sono saltate. E del resto, se è facile dare il sesso a un divano o a un’opera grafica, più difficile sarà definire il sesso di uno strumento come l’iPad e suoi derivati. Cosa significa tutto ciò? Che chi costruisce modernità e talvolta avanguardia, nello stile, nel gusto, nei mercati e nella comunicazione, deve necessariamente abbattere le barriere di genere? Che la guerra del sesso e tra i sessi è “classica” e invece l’assenza, o la comunanza, degli stereotipi di genere è “il nuovo”? Attento riflessioni e risposte. Le categorizzazioni servono spesso solo per semplificarsi la vita, per darci un metodo o una strategia di lettura. Ma come sempre, è nella complessità che si trova il lato più affascinante delle cose.

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