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il tempo della mela

Leggo sulla prefazione del libro Una mela è una mela? di Giandomenico Semeraro, «Una rosa, è una rosa, è una rosa…, ha detto Gertrude Stein. Questa non è una pipa, ha dipinto René Magritte». Che poi alle mele ci si è anche dedicato. Ma anch’esse appunto, non erano mele. O meglio, parevano. Perché tutto può diventare soggetto per diverse rappresentazioni, tutto è simbolo, strumento, servo muto. La Grande Mela, Cogli la prima mela… Il tempo delle mele… e delle mele marce… que me la pongo, que me la pongo.. yeah… Anni fa vidi un bel corto dell’iraniana Samira Makhmalbaf e si intitolava La mela. Raccontava la storia (vera) di due bambine rinchiuse dalla nascita. Con una madre cieca, un padre integralista islamico, e una famiglia che si batte per salvarle. Così la mela era la speranza, come la gioia della scoperta di chi morde per la prima volta la vita. Ora, io mi sono riproposta in questo blog di non nominarlo mai. E non lo farò ora. Ma il fatto è che se io volessi scrivere le parole che voi-sapete-chi ha pronunciato in sede istituzionale con tanto di fasce (o fasci) tricolori in bella vista, il server rileverebbe un’anomalia e mi impedirebbe di linkare o di condividere il mio post (è già successo). Io non posso mordere la mela, e questo, francamente, mi infastidisce. Sia chiaro, ci sono mele e mele. E ognuno desidera il frutto che gli pare. La sindachessa, o assessora, presente ieri a Palazzo Grazioli durante questa edificante riunione con un gruppo di amministratori campani per esempio mi chiedo, come avrà mandato giù questo morso amaro? Avrà trovato la gag divertente tanto da andarla a raccontare alle sue figlie e nipoti? Davvero basta un buffetto del potere per  cancellare decenni di conquiste e di lotte per la dignità di una persona, la donna, ancora una volta fatta a pezzi, nella mente e nel corpo, e ridotta a f..a e c..o (ecco io non lo posso scrivere). Gentile Signora vorrei sapere il suo nome, la prego, si faccia avanti. Conosciamoci. Mi spieghi. Prendiamo un tè insieme, o un infuso. Alla mela.

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