Donne, Me.
Leave a comment

Il tempo di una mamma

Uno dei commenti più spesi per la mia nuova condizione da libera professionista (e sull’aggettivo libera avrei qualcosa da ridire) è che avrò più tempo libero per me e per la mia famiglia. «Goditi tuo figlio che il tempo passa», il refrain. E il tempo di una mamma passa ancora più velocemente. Certo, ora si può fare tutto quello che prima era condensato nell’ora di cena comune serale. I racconti, le domande, gli esperimenti, le confidenze, le imprese sportive, persino le arrabbiature. Un’ora davanti al piatto di minestra in effetti era un po ‘poco. Perché ci sei o non ci sei, questo non si può cambiare, e perché si cresce anche con i vuoti, ma ti resta sempre il tarlo che riempire quei vuoti in fondo sia meglio. Quando scrissi per Sette, il magazine del Corriere della Sera, l’ennesimo pezzo sulla conciliazione tra lavoro e famiglia, mi sono confrontata con altre famiglie europee. Non è che la gestione del tempo della famiglia non fosse un problema, semplicemente, questo problema non solo era diviso a metà, ma era considerato dall’intera comunità come un normale dato di fatto e quindi tutti, dai vicini di casa all’azienda, si adoperavano per farlo rientrare nell’esistenza di tutti. Per dirla con le parole del sociologo Stefano Zamagni, presidente del tecnico scientifico dell’Osservatorio nazionale della Famiglia, noi facciamo ancora fatica a considerare la famiglia un fattore produttivo. È solo un peso. Un agente disturbatore. Come i bambini, del resto. Solo recentemente, e non tutti, gli spazi pubblici culturali o i locali pubblici in genere, prevedono la loro presenza. Altrimenti, e nonostante il nostro Paese abbia dato i natali a una donna che di mondo a misura di bambino se ne intendeva, Maria Montessori, i più piccoli sono solo un incidente transitorio alla normale routine. Ma dicevo del tempo delle mamme. Quello che, appunto, ti saresti persa e che ora, invece, recuperi in tutto il suo splendore. Non nascondo la gioia di andare a prendere mio figlio a scuola (un po’ meno accompagnarlo devo dire..), ma davvero sono io la sola che si è persa qualcosa? La sola per cui il tempo è passato e passerà? Anche questo atteggiamento, forse, è figlio di quel vizio di pensiero per cui i figli, i bambini, non fanno parte della comunità tutta, non sono il futuro di tutti, ma sono solo le appendici di una mamma. Eppure i bambini hanno un identità loro che andrebbe rispettata. Essi non vivono nel mio tempo, ma nel loro. Non è che io non me ne voglio occupare. È che non capisco perché non ve ne vogliate occupare voi. Voi tutti, politicanti e affini, per i quali il binomio bambino-mamma risolve in sé ogni bisogno e felicità possibile. Voi che L’Italia è solo un Paese per vecchi (e come sarebbe altrimenti), e che vi imbarazzata a guardare in faccia un bambino solo perché vi costringerebbe a pensare al futuro. O, allorché vi accorgeste che davanti a questo futuro siete del tutto inadeguati, a ritirarvi in ambienti più familiari. Ecco, pensateci, anche per voi, c’è tanto da godere fra quelle mura domestiche, che il tempo passa. O forse è già passato.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.