Donne, Me.
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Ildegarda di Bingen

Ho ricevuto in regalo il libro di Ildegarda di Bingen dal papà di un compagno di scuola di mio figlio. Dovevo quindi leggerlo, e vincere una mia certa resistenza alla vita delle sante. Ildegarda sarà infatti proclamata dottore della Chiesa il prossimo 7 ottobre da papa Benedetto XVI e l’editore, Sonzogno, ha già pubblicato il sequel del primo volume sulla sua vita, La Sognatrice. Ildegarda forse è l’esatto contrario di Ipazia. Le regole non le sovverte, non le discute, ma si incarnano nel suo stesso corpo, mentre la sottomissione al volere altrui, sia esso dettato dalla famiglia o imposto dalle regole della Chiesa medioevale, diventa, perchè in effetti “è”, il suo stesso destino.

E infatti Ildegarda non è martire, ma Santa (il 17 settembre). È bene ricordarlo. Certo rimodella, piega e in alcuni casi rivoluziona, le immobili consuetudini del convento di Disibodenberg, in cui fece entrare, e restare, un gruppo di donne, ma lo fa in virtù delle sue visioni e non certo per sua razionale volontà. Ovvero, lei si permette di chiedere solo perché è il suo Dio che a sua volta glielo domanda: Ildegarda è solo un mezzo o, come disse, «una piuma abbandonata al vento della fiducia di Dio». Nonostante questo, le sue eresie, perché il pericolo che fossero considerate tali ci fu, la fama di guaritrice che scavalcò persino le mura del convento procurandole non poche invidie, non le impedirono di ottenere il permesso di Papa Eugenio III per andare a raccontare le sue visioni anche fuori dal convento. Di andare per il mondo e condividere le parole che Cristo riservava a lei. Cosa che di fatto fece e cosa che non era affatto scontata per una donna nata nel 1098.

Vi consiglio di leggere la vita di Ildegarda. Soprattutto se siete laici fino al midollo e per voi la libertà è autodeterminazione e non esiste conquista al di fuori della pari dignità tra esseri umani, uomini e donne. Ve lo consiglio perché forse avere dei sani principi non significa sempre che questi principi siano sani. Per tutti. Ognuno sceglie la sua strada, fosse anche quella di una cella di un convento in cui non è consentito parlare con nessuno o avere visite. E in quella strada così angusta per taluni, ci può essere una piccola rivoluzione. Un passo in avanti, persino un sovvertimento delle regole a cui, così umilmente, ci si è sottomessi. Ringrazio quindi il papà del compagno di classe di mio figlio del libro. Io continuo a preferire Ipazia, e forse anche i martiri ai Santi, ma il 7 ottobre penserò a Ildegarda, il cui nome poi non significa altro che “colei che è audace nella battaglia”. A ognuno la sua.

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  1. Interessante, neanche io conoscevo Ildegarda, pero' ho sempre trovato, sono profondamente laica, in alcune suore una grande autodeterminazione, addirittura, se pur ammantata di religiosità, una grande consapevolezza del ruolo della donna e della sua parità e dignità.

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