Donne
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Indie Women

[Pubblicato su Gioia! n. 6 del 2015] Sono le regine del baby on demand. Sono quelle che, per prime nella storia di generazioni di donne in carriera, hanno cominciato a bucare il soffitto di cristallo e a guadagnare tanto quanto, e in alcuni casi di più, dei loro coetanei maschi. E sono quelle che, a New York ora, fanno la gioia degli agenti immobiliari visto che, come si evince dai dati della National Association of Realtors, in quanto donne single, costituiscono il 16 per cento degli acquirenti (gli uomini single solo il 9) mettendo fine a quel sogno del nido d’amore, fatto di investimenti emotivi e finanziari, che era la casa per due. Eccole, le Indie Women. A dare loro nome e cognome ci ha pensato per prima la NBC Universal, colosso mediatico statunitense, che al suddetto segmento demografico, definito emergente (quando non uno dei più significativi cambiamenti culturali degli ultimi 50 anni), ha dedicato un cortometraggio – metà documentario sociologico metà spot pubblicitario per la verità – destinato a chi voleva conoscere meglio queste trentenni e giù di lì che nel 2035, sempre negli USA, saranno in 50 milioni; ma che già quest’anno, secondo le ultime proiezioni del Pew Research Center che vedono i Millennials superare i Baby Boomers nel 2015, diventeranno la maggioranza.

Ora, il dubbio che questa sia l’ennesima trovata dei trend maker stelle e strisce per disegnare a tavolino un mercato su cui sono pronti a buttarsi le aziende di ogni qualsivoglia prodotto, c’è. Tuttavia, sulle Indie Women, sicure influencer di mode, viaggi, gioielli e persino cibi prossimi e venturi, i conti sono già stati fatti. Perché queste ragazze tutte social media e carriera, che costituiscono il 57 per cento dei laureati e il 59 per cento dei possessori di master, spendono ogni anno 22 miliardi di dollari in auto, 20 in divertimenti, 50 in cibo (non è dato sapere quanti dallo psicanalista, ndr). Senza figli per scelta, allergiche a matrimonio e convivenza, di fatto hanno già scardinato il potere delle mamme d’assalto newyorkesi, ma raccontarle come un corpo omogeneo, appare in realtà difficile. Sì, è vero, sono in cima alla lista dei dipendenti cronici da organic food a domicilio stile FreshDirect, guardano Netflix come se non ci fosse un domani, prenotano case vacanza su Airbnb, sono fanatiche dello shopping on line (soprattutto nuove griffe), e pagano 45 dollari solo per partecipare agli Egg Frizer party della EggBanxx per poi finire, con tanto di nome, età e qualifica, sulle pagine del New York Post; ma se provi a paragonarle alla Carrie Bradshaw di Sex&theCity le vedi alzare indispettite le spalle (e chi l’ha mai incontrato Mister Big?), mentre guardano con amorevole, ma distaccata, comprensione le giovanissime Girls di Lena Dunham (lei stessa classe 1986).

Ventenni che nonostante il caos precario che le circonda lottano per una prospettiva solida di carriera e un appartamento a New York, che pensano che esercitarsi nel fare sesso sia un modo come un altro per prepararsi al mondo del lavoro, e che sono sommerse dai rapporti non proprio semplici con i genitori, colpevoli forse di averle lasciate in un mondo senza troppi valori, ma con molte ambizioni. C’è da chiedersi solo se, tra una messa all’indice di libri come Marry by choice, not by chance (rivisitazione corretta e addolcita di Marry Smart) della solita Susan Patton, scrittrice laureata alla Princeton University; una tirata d’orecchie dell’Associazione americana degli psicologi, preoccupata dell’eccessivo egocentrismo di questa generazione tutta dedita alla fama e ai soldi (ecco il link della ricerca); e il tarlo veterofemminista della massima di Gloria Steinem “Siamo diventate gli uomini che volevamo sposare”, le Indie Women non cerchino semplicemente di portare a termine quel loro corso obbligatorio di sopravvivenza alla modernità che è la loro vita. Recentemente, l’attrice Julia Roberts, in un’intervista ha dichiarato che le donne che scelgono di vivere senza supporti familiari sono delle eroine. E, in effetti, a essere una giovane donna single, indipendente, che nonostante il disincanto endemico continua a programmarsi il lavoro, gli affetti e gli svaghi, ci vuole coraggio.

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