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Invalsi. Un po’ di chiarezza

Molto spesso mi capita di leggere e sentire parlare di Invalsi e molto spesso mi accorgo che in pochi sanno veramente di cosa si tratta. La maggiorate di genitori poi li percepisce come valutazione dello studente e della scuola, senza contare che a volte sono gli stessi insegnanti a essere tratti in inganno. Ho parlato con la Presidente Invalsi Anna Maria Ajello quando ho preparato la mia inchiesta per Gioia! (la potete leggere qui). Questa è l’intervista integrale e si spiega bene cosa sono i famigerati test Invalsi.

Sento molti genitori che citano i risultati delle prove Invalsi come indice di “buona scuola”, ma cosa valutano in vero questi test?

Le prove richiedono, da una parte di verificare la comprensione di un testo, dall’altra di testare se si sono comprese le applicazioni delle nozioni matematiche a problemi di tipo quotidiano. Sono, queste, le così dette competenze di cittadinanza, le competenze di base richieste, ma non sono indicatori né per la valutazione della scuola, né per quella dei docenti.

Sappiamo che in Italia un sistema di valutazione dei docenti non c’è, ma come fa un genitore e un ragazzo a sapere che tipo di scuola frequenterà?

In realtà, dal 15 di novembre scorso, sul sito de La Scuola in Chiaro, sono stati pubblicati i Rapporti di Autovalutazione (RAV) di moltissime scuole italiane che l’hanno, come richiesto, compilato. Il rapporto fornisce 49 indicatori, dal tasso di dispersione all’età media degli insegnanti fino agli obiettivi prefissati, che danno conto di quello che si fa in quella scuola.

È un passo verso la trasparenza vero, ma i RAV non sono così immediati da leggere. Perché sembra più facile, in Paesi come quelli del Nord Europa o asiatici, penso a Singapore, stabilire la scuola migliore e gli alunni meritevoli?

Si tratta di Paesi diversi. In Finlandia un sistema per la valutazione degli insegnanti non c’è, ma è l’Università stessa che “giudica”, bisogna dire che questi sono Stati che investono molto sulla formazione degli insegnanti, insegnanti che sono molto motivati e che hanno un forte riconoscimento sociale. Quanto al modello Singapore invece, la discriminate è la spinta verso una forte competizione e un investimento, da parte dei genitori, sull’intelligenza dei propri figli molto alto. Non sempre però è tutto oro quel che luccica, molti risultati così performanti infatti, sono figli di strategie opportunistiche, e cioè di una scelta, a priori, solo degli studenti eccellenti…

I risultati però ci sono…

Certo, ma in alcune zone del nostro Paese, penso al Trentino per esempio o a certe zone del Veneto, sono gli stessi. L’Italia soffre di una grande disarticolazione territoriale, e di contesti problematici che influenzano il sistema scuola in modo pesante. Ci sono ricerche che evidenziano che la scuola, da sola, non ce la fa a compensare situazioni di degrado sociale diffuse. In queste situazioni, bisogna investire anche su altre forme di sostegno, lavorare insieme, sul territorio.

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