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La Cina, la bolla, la paura

[Pubblicato su Gioia! dell’11 settembre 2015] Saranno ricordati come i dieci giorni che hanno scosso la Cina. Con un lunedì nero in Borsa (24 agosto) che ha azzerato tutti i guadagni dell’anno e una serie di iniziative della People’s Bank of China, dal taglio di tassi di interesse alle iniezioni di liquidità, per fermare l’emorragia. Ma cosa sta succedendo realmente? Dobbiamo aver paura di essere contagiati dalla bolla cinese? Lo abbiamo chiesto all’economista Giacomo Vaciago, docente dell’Università Cattolica di Milano.

Come è possibile che un mercato finanziario nell’ultimo anno cresciuto del 150 per cento sia crollato?

L’indice della Borsa cinese è raddoppiato in pochi mesi: è chiaro che quel mercato azionario era drogato da aspettative irrazionali e da un’eccessiva liquidità alla ricerca di un rendimento. Di bolle negli ultimi dieci anni ne abbiamo viste tante. Famosa quella americana dei mutui subprime di fine 2007, quando si compravano case nella previsione che i loro prezzi potessero solo aumentare! Ma nel caso cinese, oltre a una bolla immobiliare alimentata da troppo credito, si unisce quella dei titoli che raccolgono le maggiori società tecnologiche (il Nasdaq cinese). In ogni caso, quando una bolla scoppia, le persone (soprattutto gli ultimi entrati) perdono molti soldi rischiando di innescare, se c’è panico, conseguenze economiche gravi per tutti. È così che si crea contagio: le perdite di alcuni fanno paura ad altri, e la reazione aggrava il problema iniziale.

È per questo che la bolla cinese fa paura a Usa e Europa? Quali sono i reali rischi per noi?

La Cina è stata negli ultimi dieci anni una delle locomotive della nostra crescita. Se il crollo della loro borsa porta alla loro recessione, ne soffre la crescita mondiale, soprattutto se stiamo a guardare – cosa che ha fatto in parte l’Europa ad agosto – e non reagiamo con politiche economiche più espansive. Per quanto riguarda l’Italia, il problema è più complesso perché la nostra “crisi” (l’Italia cresce poco da 20 anni) deriva da un mancato adeguamento politico ed economico al nuovo mondo globale e quindi, dalla Russia alla Grecia alla Cina, ogni volta che qualche paese ha problemi, noi vediamo aggravati i nostri.

La Cina ha fatto e sta facendo tutto il possibile per arginare gli effetti della bolla?

Inizialmente il governo cinese non ha brillato né per chiarezza né per competenza. In più, si è messo a fare una serie di minicorrezioni della parità “ufficiale” con il dollaro che non ha convinto nessuno. Poi, crollata la borsa, ha iniziato una politica monetaria molto espansiva che era il contrario di ciò che il nuovo cambio yuan richiedeva. Sembra quasi che i cinesi imitino i difetti del capitalismo Usa!!!

Siamo davvero di fronte a uno dei crac più grandi della storia finanziaria recente o si tratta solo di “assestamento”? Quali sono i possibili scenari?

Il crac finanziario è tutto sommato contenuto, visto la minore importanza della borsa in Cina. E se il Governo di Pechino torna a occuparsi del lungo periodo, non dovremmo preoccuparci. Siamo complementari da più punti di vista. Non solo per il nostro lusso – molto desiderato dai neoricchi cinesi – ma anche per tanti settori della nostra industria che ha opportunità di crescita nei paesi emergenti. Gli effetti degli scossoni di agosto non si sono però ancora completati, e sarà bene continuare a monitorare la situazione. Nel mondo globale in cui viviamo non è consentito distrarsi. E dovremmo aver imparato che il mese di agosto può essere molto turbolento.

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