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la condanna delle donne

Avviso ai naviganti. Questo sarà un post incazzato. Ho provato a farmi sbollire la rabbia affogandola dentro una rilettura del prossimo cartellone dei teatri palermitani e consolandomi con l’ascolto del discorso, buon ultimo, di Emma Bonino alla Commissione Bilancio in Parlamento. Ovviamente in rete non lo troverete, mentre ci sono, tutti, gli interventi illuminanti di Tremonti, Bersani, Di Pietro e Don Alfano. Ci hanno risparmiato l’intervento anni Cinquanta di Marco Giovanni Reguzzoni, imprenditore del grande nord classe 1971, capogruppo alla Camera  della Lega, non a caso il partito più maschilista d’Italia, che per trovare una donna nelle loro liste bisogna scandagliare nelle loro, ben nascoste, abitudini sessuali. Ops… scusate. Dimenticavo che loro sono quelli che ce l’hanno duro. Eppure il discorso di Reguzzoni bisognava sentirlo. Noi donne sicuramente tutte, in special modo le movimentiste di Se non ora quando che forse, sarebbe il caso lo dicessero ora, ora che certa gente sta mettendo le mani dentro le tasche del nostro futuro, ora e una volta per tutte: nessun voto di donna sia dato alla Lega. Non a un partito che, per bocca di un suo onorevole, si siede alla Comissione Bilancio e dice che le donne sono gli ammortizzatori sociali di questo paese e in quanto ammortizzatori sociali vanno tutelate. In quanto sostitutrici degli asili che non ci sono (e non si faranno), delle badanti che si prendono cura degli anziani (le straniere puzzano di clandestinità), e delle scuole a tempo pieno che fanno troppo Europa. Sì, proprio così ha detto. Ha detto che il ruolo di accudimento delle donne è tipico della nostra italica società ed è quindi una cosa che va mantenuta e difesa, con tanto di part-time dedicato. E fanculo all’Europa così globalmente evoluta da farci notare che un impiego maggiore delle donne nel mondo del lavoro equivarrebbe a una sicura crescita, e che non si può confinare la metà di un paese a un ruolo subalterno tra le mura domestiche e nello stesso tempo essere definito paese civile. Almeno Italo Bocchino (grazie) a questa inciviltà ha fatto cenno: un’inciviltà scritta sulla vita di più del 50 per cento di donne che ancora in Italia non può lavorare e a un numero impressionante di donne che al lavoro rinunciano dopo essere diventate, anche, madri. Perché meglio inciderlo con la rabbia quello che dopo ha detto Emma Bonino: «Pensare alle donne come ammortizzatosi sociali non è una prospettiva, ma una condanna». Meglio inciderlo con la rabbia e a futura memoria, finché ci saranno persone che avranno il coraggio di pensare che solo sulle spalle delle donne gravano le cacche dei neonati e degli anziani. Ma arrivate a questo punto, io credo di avere il diritto di sapere chi sta con chi e come. Ora che si decide chi paga, voglio che la firma su questo assegno sia chiara e leggibile. E che non sia un nome di donna.

6 Comments

  1. Manuela Mimosa Ravasio says

    Basita.. la sono anch'io… benvenuta! ma dimmi, davvero tuo marito era invidioso di questa divisione dei compiti?. davvero pensa che le donne dovrebbero sentirsi realizzate confinate nel ruolo di badanti?…… nooooooo… non ci credo… credo piuttosto che sia stato informato male.. a questo post mi hanno risposto anche tanti uomini, su Twitter, dicendomi che erano d'accordo con quanto scritto: la società vera è più evoluta da quella rappresentata da questo branco di parassiti riunchiusi nel palazzo… a presto!

  2. trovo decisamente singolare questa coincidenza: ieri parlavo con mio marito proprio di questo.

    mi guardava un po' perplesso mentre gli spiegavo che no, non voglio morire come moglie e madre ma come donna

    pur essendo un uomo fantastico, credo che gli occhiali a forma di ammortizzatore li abbia anche lui

    ma io dico: se la nostra vita di madri, badanti e mogli (che poi a volte con un marito sei tutte e tre le cose) è così gratificante, perché non se lo prendono loro?

  3. Basita says

    No, certo, non gli interessa mica fare il mio lavoro. Sono io che quando mi dicono quanto è fantastico questo dono dell'accoglienza e dell'accudimento che la natura ci avrebbe riservato ribatto che sono disposta a cederlo

    Mio marito invece, non capisce come sia possibile, per dirne una, che la maternità non sia totalmente appagante al punto da farmi dimenticare tutto il resto

    E' cresciuto in un contesto culturale con una rigida divisione dei ruoli e ha visto la maternità come qualcosa di idilliaco

    Quando mi ha vista massacrata da sta benedetta maternità ha pensato che fossi io a non farcela, non che fosse un problema di interpretazione generale dei ruoli….

    Oddio, non so mica se sono riuscita a spiegarmi 🙂

    Sono contenta che tanti uomini abbiano commentato positivamente il post! Magari ti cerco su Twitter e faccio leggere i commenti al coniuge 😀

  4. Manuela Mimosa Ravasio says

    Cara Valentina, eh no, questa tua esperienza non deve passare sotto traccia… fanne un piccolo pezzo, un cameo da incorniciare nel diario dei tuoi giorni migliori e io ti ospito sul blog di Ipazia… non lasciar perdere ti prego! Scrivimi!

  5. Ecco, l'intervento di Reguzzoni me lo sono perso… però, quasi in contemporanea, ho avuto una lectio magistralis da un deputato del PdL (come ti sbagli?) cui ho fatto la guida turistica per pochi euro (“sai, c'è crisi per tutti”…seeee…)Per una giornata intera, mi ha edotto sull'omosessualismo (?) che la sinistra vuol far dilagare in Italia, e queste donne che credono di aver raggiunto chissà cosa coi movimenti del '68 e adesso ne riverberano la nostalgia in SNOQ, mentre si dovrebbe tornare ad una società di autorità paternalistica (che poi, non so bene che lingua sia…). Ecco, io ho provato istinti omicidi. Non solo nei suoi confronti, ma anche verso quella moglie statuina-parassita, che annuiva compunta con croce di brillanti Damiani al collo, che io ci potrei vivere per un anno intero, col ricavato di vendita. Ma quando ci siamo salutati ha dato il meglio col suo “brava, continua così! E' questo il tuo futuro!”… 150€ in nero ogni morte di papa… Cara Manuela, mi sono convinta che a questi uomini (e alle pochissime donne), fanno un test d'accesso al partito e se superano una certa soglia non li prendono… e vogliono trascinare in questo fango, in questa pochezza di pensiero e d'anima, anche coloro che un pensiero non solo lo possiedono, ma lo alimentano in autonomia. Ma mi sto convincendo sempre di più, che noi italiani abbiamo anche ciò che meritiamo (anzi, che meritano loro, perchè io di certo, questi omuncoli qua, non li ho voluti!).

  6. Ho seguito il tuo consiglio e ne ho scritto un post sul mio blog… unico cruccio: non saper scrivere bene come te! Ma non demordo… spero di migliorare, col tempo! E grazie per lo stimolo!

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