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la donna che canta

Non so davvero da dove cominciare. Il film di Denis Villeneuve l’ho visto ieri sera e io ho ancora, citando il film, «un coltello piantato in gola che non si tira via facilmente». E non voglio neanche parlarne troppo perché questo è un film da andare a vedere, e basta. Soprattutto di questi tempi. Ma, posso cominciare dalla fine. Dal fatto che, tra i miei assurdi convincimenti, ci sia quello che nulla accade per caso. Il giusto al momento giusto. Quindi, aguzzare le orecchie, aprire le mani. Nel mio post Dissociazioni, Simona rifletteva nel suo commento sulla donna «educatrice primaria», e io ho ancora fresco l’insegnamento di Moria Maknouz che ho riportato nel post I giorni della memoria. Davvero la donna è il solo essere vivente su questa Terra che riesce a generare vita e morte, amore e odio, figli e (futuri) padri. Nella pancia delle donne si racchiudono, insieme, il passato e il futuro. Sarà per questo che la compassione femminile, compassione di madre, è potente e senza limiti. E sarà per questo che, come ci ha insegnato la studiosa Heide Goettner-Abendoth, le società matriarcali sono spesso società di pace. La donna che canta (il titolo originale era Incendies) ci insegna anche che il percorso verso la Consapevolezza è un percorso di Verità. Non che si voglia cambiare il mondo, non che si voglia fare chissà quale rivoluzione, semplicemente, si cerca di stare a testa alta su questa terra. E continuare a cantare. © M.M.R.

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