Luoghi, Me.
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La macchina del fango

No, non si parla di calunnie. Di dossier costruiti ad hoc per screditare, denigrare, ridurre a barzelletta le vite altrui. Il fango di cui si parla è quello che si è ingoiato parte della Lunigiana, con Mulazzo e il suo Montereggio, il paese dei librai, Borghetto e Aulla, quello che ha sepolto i primi piani delle case di Monterosso e Vernazza. Un’onda scura che i pochi minuti si è portata via tutto, rovesciando in mare quello che per secoli, al mare, quei fieri uomini e donne che sono gli abitanti delle Cinque Terre, erano riusciti a strappare. Verso sera, quando il sole si abbassa sull’orizzonte, i raggi di luce entrano dalle bifore e invadono la Chiesa appoggiata sugli scogli di Vernazza. Il ritmo del rosario è scandito dalle onde del mare che vi sbattono contro. Perché qui, in queste terre rocciose e austere, “asilo di pescatori e di contadini viventi a frusto a frusto su un lembo di spiaggia che in certi tratti va sempre più assottigliandosi, nuda e solenne cornice di una delle più primitive d’Italia” (Eugenio Montale), Dio sta nella minaccia del mare scuro, nella fatica dei muretti a secco, nel vento che ti taglia e in quel poco spazio che ti resta. Eppure dici grazie. Perché qui abita la Bellezza. Ho fatto battezzare mio figlio a Manarola, la seconda tra le Cinque Terre e graziata dal fango (l’ho tradita solo per due anni quando ho trascorso l’estate a Monterosso con mio figlio che era molto piccolo). Mi ero detta che se doveva avere un porta aperta al suo percorso spirituale doveva averla qui, in queste Terre costruite con la Grazia e la Fatica. In cui anche mangiarsi un’acciuga sotto sale può essere una preghiera. E Don Carlo era, è, un cittadino di quelle Terre. Si è occupato di ridare una vita ad alcuni dei Santuari delle Cinque Terre, come quello di Montenero. Luoghi impervi e cattivi. Luoghi che ti devi meritare come la Salvezza. Non c’è niente di più laico, credetemi. Solo tanto lavoro per quelli che sembrano stare sul mare quasi per caso, calati da coste che si arrampicano verticali come monti, e che avvicinano quei marinai per forza agli abitanti degli apenninini cantati meravigliosamente da Paolo Conte nella sua Genova Per Noi, “quella gente che c’è lì che in fondo in fondo è come noi, selvatica, ma che paura ci fa quel mare scuro che si muove anche di notte e non sta fermo mai. Genova per noi che stiamo in fondo alla campagna e abbiamo il sole in piazza rare volte e il resto è pioggia che ci bagna”.

Per aderire alla raccolta fondi promossa da Il Corriere della Sera e La7 per aiutare le popolazioni colpite dal maltempo nel Levante ligure e in Lunigiana, potete fare un versamento al conto corrente IT 80 O 03069 05061 100000000567 “Un aiuto subito. Alluvione Levante ligure e Lunigiana” presso Banca Intesa Sanpaolo, filiale di Roma, viale Lina Cavalieri.  Anche SMS al numero 45500. Segnalo anche il gruppo FB Diamo una mano a ripulire Vernazza. 

Post modificato il 5 novembre, all’indomani dell’alluvione che ha colpito la città di Genova. Le modalità per le donazioni sono sempre le stesse. Esiste un numero verde per le emergenze di Genova ed è 800177797. Per la Scuola di Monterosso invece è stato aperto un conto specifico che risponde a Banca Unicredit CODICE IBAN IT 07 U 02008 09432 000101739561. SWIFT: UNCRITMM. Beneficiario da indicare nel versamento è: Alluvione, un aiuto per ricostruire.

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