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La maternità può attendere

Otherhood, childfree o semplicemente senza figli. Comunque vogliate chiamare le donne che decidono di non essere madri, il tema solleva molte riflessioni sia dal punto di vista sociale che dell’identità femminile. Ho già parlato di questo nel mio pezzo per Gioia! in edicola il 29 gennaio, in cui parlo anche del web doc Lunàdigas. Qui, invece la mia intervista a Elena Rosci, psicoterapeuta dell’équipe Minotauro il cui ambito di ricerca è focalizzato sull’evoluzione della maternità, saggista e autrice di libri come La maternità può attendere (Mondadori).

Le donne che decidono di non avere figli sono sempre più numerose. Lo conferma?I dati statistici sono chiari: a partire dagli anni Settanta, anche in relazione a un aumento delle donne nelle diverse professioni, il decremento demografico è costante. La mia esperienza personale, se pur ristretta alle giovani donne milanesi, lo conferma, tuttavia, devo rilevare che più di un rifiuto della maternità a priori, si tratta di una tendenza a procrastinare, di una non scelta che alla fine si conclude con un non evento.

E il famoso, e naturalmente insito, desiderio della maternità? È diventato piuttosto blando e vago. Certo, nelle donne si affaccia periodicamente, ma alla fine, per motivi professionali, sentimentali e, per le giovanissime sempre di più, di crescita personale, non è mai il momento giusto. La nuova emergenza non è quindi il rifiuto dei figli tout court, ma la tendenza a rimandare…

Possiamo assimilare questo indebolimento del desiderio di maternità con l’indebolimento di certi stereotipi che vedono la donna comunque mamma? Certo, anche questo contesto di cambiamento culturale va considerato, soprattutto nel senso che la chiamata materna, un tempo legata al matrimonio e non a un desiderio biologico, oggi fa parte invece di una delle tante scelte esistenziali possibili. In pratica, si può scegliere di fare figli, ma anche di fare altro: la maternità non è più un destino.

E soprattutto non è più il solo modo per le donne di sentirsi pienamente realizzate… Per chi arriva a desiderarli con molta forza fuori tempo massimo, dopo aver rimandato troppo, il non aver figli è sempre motivo di dolore e di non realizzazione, questo non si può negare. Ma la maggior parte delle donne non mamme, in realtà non si pentono e sono in grado di capire, guardando a ritroso la loro biografia, i motivi profondi della loro scelta. Una scelta che forse loro stesse non avevano mai osato dichiarare apertamente, ma che hanno comunque portato a compimento.

E gli uomini? La prima condizione per scegliere di avere un figlio è che il rapporto di coppia sia stabile e soddisfacente. La scelta però, è e rimane della donna: l’uomo insomma è determinante, ma non sufficiente…

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