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La prostituzione è femmina

Oggi l’arresto a Brescia di undici uomini che adescavano ragazzi minorenni via Internet e ottenevano rapporti sessuali in cambio di soldi. È una vicenda vergognosa di cui si avranno più dettagli nei prossimi giorni. L’episodio è molto simile, quasi a specchio, alla vicenda degli uomini che, con pari modalità, erano stati coinvolti in un giro di prostituzione minorile a Roma scoperto nell’ottobre del 2013. In entrambi i casi i ragazzi e le ragazze, dai 14 ai 16 anni, venivano adescati su Internet. In entrambi i casi è stata una madre ad avvertire il sospetto, nel primo caso per la scoperta di sms, nel secondo per l’eccessiva disponibilità economica della figlia. In entrambi i casi, gli e le adolescenti l’hanno fatto per soldi, hanno ritenuto cioè possibile vendere e mercificare il proprio corpo per telefonini, disponibilità di contanti, catenine d’oro con lo stemma dell’inter, cene etc…. In entrambi i casi tutto era gestito semplicemente, in modo efficace e naturale, via sms con il proprio smart phone. In entrambi i casi, ancora, case a disposizione, e bei padri di famiglia, ma anche un prete e un allenatore di squadre giovanili, che non si facevano nessuno scrupolo.

Una differenza però, c’è. E a me è balzata all’occhio subito. Così sono andata a riprendermi le videate dei titoli. Delle pagine on line. E il confronto è presto fatto: da  una parte il caso dei Parioli si identifica subito come il caso delle baby prostitute, delle baby squillo dei Parioli, mentre nell’episodio di Brescia, si parla di prostituzione minorile e soprattutto degli 11 arresti effettuati. Quanto alle vittime, essi sono, giustamente, semplicemente “ragazzi”. Se non fossi stata abbastanza chiara: da una parte il reato va a finire, a livello di comunicazione, sulla persona e sul corpo delle ragazze. Dall’altra invece, rimane un reato (prostituzione e non prostituti) con le sue vittime e i suoi colpevoli. I ragazzi sono solo vittime di maniaci maschi deviati. Le ragazze, furbe, invece quasi ci stavano e quasi quasi i colpevoli non lo sono poi così tanto.

Come si evolverà la vicenda bresciana non lo sappiamo. Non sappiamo ancora se c’erano madri che sapevano e tacevano. Come era la gestione del giro. Magari verrà fuori qualche nome noto. La narrazione di un evento che pare differenziarsi solo per il sesso delle vittime è però già cominciata in modo diverso. Spiace notarlo. Spiace verificare che ancora una volta gli stereotipi, il desiderio di un giornalismo pruriginoso, abbiano questi effetti sulla correttezza dell’informazione. Quanto ai ragazzi, vale invece quanto scritto più volte su questo sito in merito a una mancanza di educazione affettiva, alla latitanza di scuola e famiglia, a quel lato oscuro dell’adolescenza di oggi di cui parlai con Riccardo Iacona in occasione del suo Utilizzatori Finali. E chissà se ci sarà un libro anche su Brescia.

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