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La resilienza e il clima intelligente

Pubblicato su Sette/Corriere della Sera il 18 maggio 2013

Parte infatti sempre dall’agricoltura, vittima e insieme responsabile dei cambiamenti climatici con la sua emissione del 14 per cento dei gas serra del pianeta, anche una delle pratiche di resilienza per il sistema ambientale. Un nuovo approccio ai problemi chiamato climate- smart che cerca l’accordo tra la mitigazione dei cambiamenti climatici e l’adattamento a essi gestendo al meglio le risorse naturali ed energetiche: dall’acqua al cibo, dalla pianificazione urbana allo sviluppo delle politiche demografiche. In quest’ottica, a essere sotto stretta osservazione sono proprio i centri urbani in cui agiscono tutti gli attori chiamati in causa. A Bonn, dal 31 maggio al 2 giugno, si aprirà il quarto Forum on Urban Resilience and Adaptation – Resilient Cities 2013: 12 mega città, 100 aree metropolitane e regioni urbane, e più di 1.000 insediamenti di varie dimensioni di 84 Paesi discuteranno di rischi e misura della vulnerabilità ambientale, di adattamento e resilienza nella pianificazione, di nuove pratiche di governance basate su collaborazione, finanziamento e food system metropolitani.

«Nelle città si concentrano i grossi numeri, i conflitti, ed è giusto quindi partire da qui per ripensare il futuro della nostra vita», dice Luca Mercalli, il noto climatologo in libreria con la decima edizione del suo Prepariamoci (Ed. Chiare Lettere). «Dalle città, dalle nostre case, può iniziare la riduzione di quel 30 per cento che noi sprechiamo ogni giorno. In città possiamo iniziare pratiche di condivisione e cooperazione come quella dei Gruppi di Acquisto Solidale e coltivare la consapevolezza che le cose veramente importanti si contano sulle dita di una mano: il cibo, l’energia, l’assistenza sanitaria e l’istruzione. Sono cose che dovremmo imparare in fretta perché senza una reazione tempestiva non ci potrà essere nessuna resilienza».

E che il tempo non sia molto, lo dicono tutti gli indicatori. Se un globale aumento della temperatura media di 4 gradi Celsius potrebbe verificarsi già a partire dal 2060, l’aumento della frequenza e dell’intensità dei cicloni tropicali, le inondazioni e la siccità potrebbero essere inevitabili. Non si tratta più quindi di sapere se e come cambierà, ma solo quanto velocemente accadrà. Eppure, una via di uscita è ancora possibile. E, questa volta viene dal Nord. Nella capitale svedese, lo Stockholm Resilience Centre dal 2007 concentra le sue ricerche sulla capacità di affrontare il cambiamento socio-ecologico continuando a produrre sviluppo. Resistere, promuovere la sostenibilità, non basta più. I cambiamenti sono graduali, altre volte repentini. Le competenze in gioco sono tante. Bisogna cambiare lo stile di vita, ma anche la politica deve modificare i suoi processi decisionali. E devono farlo le nazioni, i grandi sistemi, le Reti. Dobbiamo farlo tutti, nessuno escluso.

L’articolo completo su resilienza e crisi economica lo trovi qui

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