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La scuola di Presa Diretta

Qualche riflessione conclusiva sulla puntata di ‪‎Presa Diretta‬ di ieri sera sulla scuola‬

1. Le nostre aspettative sul sistema scolastico sono talmente basse che ci riteniamo già fortunati se le finestre si chiudono e il soffitto non cade in testa. Da ciò ne consegue che il tema scuola – tema politicamente afferente a quello dello sviluppo e del futuro di un Paese – è in realtà derubricato a un problema di sicurezza di ordine pubblico….

2. La scuola pubblica, nel senso di statale, non esiste più. È stata massacrata da anni di abbandono e ora sono i contributi dei genitori che materialmente pagano attraverso i famosi “contributi volontari obbligatori”. Pensateci la prossima volta che vi trascinano in una finta battaglia ideologica tra scuole statali e private. La scuola è TUTTA PUBBLICA (grazie Berlinguer).

3. Ogni innovazione didattica, ogni eccellenza, è affidata alla buona volontà del singolo. Non c’è una supervisione, non esiste un’idea condivisa di quello che dovrebbe essere la formazione delle conoscenze e delle competenze in questo Paese. La scuola che era nata per unire è diventata la scuola parcellizzata che divide. E buona fortuna.

4. Puoi comprare decine di pc e centinaia di LIM, ma se non hai formato i docenti a usare questi strumenti, a fare propri certi elementi della didattica digitale (dal learning by doing al pensiero computazionale) sono soldi buttati nel cesso. Ma del resto, chi compra queste cose sono genitori e supermercati: cosa ne sanno loro di pedagogia e didattica?

5. Se volete vedere come starà un Paese, guardate nelle scuole. Lì capirete se davvero c’è qualche vana speranza di riscatto. Tutto resto, dal digital champions alla #buonascuola, sono belle trovate comunicative. Ma non tengono su nemmeno i soffitti.

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