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La scuola non fa festa

Mentre ci apprestavamo ad allestire le feste natalizie e quindi a godercele sono stati presentati, quasi in contemporanea, due importanti rapporti sulla scuola e sulle competenze matematiche e scientifiche: il rapporto Timms 2015 e l’Ocse-Pisa sempre 2015. Le rilevazioni di Ocse Pisa le conosciamo già, meno conosciuti sono forse gli acronimi di Timms, che è un centro studi internazionale del Boston College, e di IEA, ovvero International Association for the Evaluation of Educational Achievement, che è una cooperativa internazionale indipendente di istituti di ricerca nazionali che ha condotto studi sulle performance scolastiche cross-nazionali fin dal 1959, aprendo la strada alle valutazioni comparative. Si tratta quindi, di studi e di risultati piuttosto attendibili. Che cosa ci dicono questi risultati?

Ci dicono che siamo messi malino. In matematica non riusciamo a migliorare (secondo Timms c’è persino una leggera flessione di un punto dal 2007), e anche se l’Ocse ci dà in lieve miglioramento rispetto alla nostra media, bisogna dire che considera i risultati dei 15enni in un intervallo di tre anni e quando si va a guardare l’Italia, anche se si posiziona attorno alla media OCSE in matematica (490 punti), resta sempre al di sotto della media OCSE in scienze (481 punti) e nella lettura (485 punti di punteggio). E, arrivando alle scienze, vediamo che secondo Timms addirittura peggioriamo molto (almeno alle elementari), mentre secondo Ocse sono ben il 21 per cento gli studenti che non raggiungono il livello di base di conoscenza, il 2. Livello in cui gli studenti sono in grado di dare una spiegazione adeguata, interpretare i dati, e identificare la domanda.

Ma la cosa peggiore che arriva dal rapporto Timms è quell’Italia all’ultimo posto nella parità di genere negli studi in matematica (quartultimo alle medie), che ci dice che un Paese che consegna nel futuro dei soli maschi uno degli ambiti anche più redditizi, è un Paese squilibrato, dissipatore di risorse, e quindi destinato a un domani sempre più povero. Nel 2011 i punti che separavano i ragazzi dalle ragazze erano 9 (503 a 512), nel 2015 sono 20 (da 497 a 517)!! Davvero affrontare la questione di genere è così poco importante nelle scuole? E nelle scienze, naturalmente, le cose non sono migliori. Anche l’Ocse ci dice che le differenze di genere a favore dei ragazzi nella scienza e la matematica sono particolarmente evidenti in Italia. Le ragazze avevano solo un vantaggio nella lettura, ma, guarda caso, tra il 2009 e il 2015, i ragazzi sono migliorati annullando quasi il gap, mentre le ragazze sono ferme al palo.

Qualcuno mi risponderà che questo succede in tutta Europa, Europa dove, in media, il 25 per cento dei ragazzi e il 24 delle ragazze (quindi pari) riferisce che prevedono di lavorare in un’occupazione a carattere scientifico, anche se in diversi campi. E noi, cosa faremo? Di tutto questo si è parlato naturalmente poco in questo periodo di feste. Che oramai il giornalismo deve compiacere e quella che personalmente era una notizia sconfortante, disturbante, è passata in seconda e terza linea. Mi chiedo se c’è ancora qualcuno che considera seriamente la scuola come l’istituzione fondante della nostra società. Un anno fa esatto Repubblica fece una bella inchiesta dicendo che in meno dieci anni si erano persi il 20 per cento degli immatricolati all’Università. Il 20 per cento è una cifra immensa. È un baratro nel futuro, è il terreno che ti manca sotto i piedi, è una condanna. E mi spiace che questo post non possa concludersi con un Buon Anno, ma non ne vedo ragioni.

Nella foto, Follow You, 2013, dell’artista cinese Wang Qingsong.

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