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la voce dei numeri

Unmilioneduecentodiecimilaquattrocentosessantasei. Tanti sono i firmatari del referendum che chiede l’abrogazione dell’attuale legge elettorale, detta anche Porcellum. Numeri che fanno pensare, numeri che raccontano di un’Italia migliore, più seria, colta e responsabile, dei suoi rappresentanti a Palazzo. Ieri sera guardavo e ascoltavo i cittadini di Parma. Anche loro numeri, e non nomi e cognomi di quelli – e quelle – che riempiono le pagine dei giornali. Solo numeri in piazza ogni giorno da mesi. «È così che bisogna fare», diceva una signora bionda: perché se la politica, disillude, non è questa una buona ragione per abbassare ancor di più il prezzo, e la dignità, delle nostre, di vite. Della nostra, di politica. Una politica che le donne devono ancora prendere in mano. Scrissi il 17 giugno nel post Una legge uguale per tutte che la battaglia sul rinnovo della legge elettorale era una battaglia prioritaria per le donne. Una battaglia che si poteva guidare da protagoniste. Alla vigilia di Siena scrissi più volte della differenza determinante tra la libertà di scegliere e la libertà di essere scelte, cosa che normalmente avviene sulla base di una cooptazione guidata da poteri maschili e cosa che di fatto impedisce alle donne di sedere nei posti che contano. Ripeto ora che non basterà esserci contate in piazza, non basterà un sondaggio favorevole per acquisire un reale potere decisionale. Che è poi quello che ci vuole per cambiare il corso di questa politica, indirizzando risorse e intelligenze dove sono sempre mancate. Quello che ci vuole insomma, sono i numeri, non quelli che appaiono e poi scompaiono dai sondaggi  (a questo proposito vorrei ricordare che il 19 febbraio 2011 un sondaggio di Famiglia Cristiana indicava già Rosy Bindi come premier, ma già nella recente puntata di Ballarò le donne sono sparite dai sondaggi), o dai palchi in cui va in scena la rappresentazione delle donne, ma i numeri che chiedono, progettano e agiscono. Si prendono dieci minuti o anche più dalla pausa pranzo, fanno la fila all’ufficio comunale, ritardano l’entrata a casa dal lavoro, escono prima di andar al lavoro, rinunciano a un caffè, deviano il loro percorso abituale, ritornano su questo percorso ormai abituale per accompagnare un amico o un’amica. A tutti questi (me compresa) 1210466 grazie.

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