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l’abito di Angela

Angela Merkel ha indossato lo stesso abito per quattro volte di fila durante le sue soirées a Salisburgo. I giornalisti l’hanno subito notato e, quel che è meglio, credo l’abbiano notato anche le donne gli uomini non giornalisti che l’hanno vista fotografata e ampiamente didascalizzata. Perché il riciclo dell’abito è cosa normale, lo sappiamo. Nelle società evolute, che poi erano quelle contadine, si aveva un vestito buono per le occasioni speciali e l’altro per le faccende quotidiane. Così, Angela Merkel, che ha avuto quattro occasioni speciali una dopo l’altra, ha messo il (solito) vestito buono. La cosa potrà fare orrore a una come Daniela Santanché che ama attraversare la piazza di Palazzo Montecitorio con i suoi immancabili tacchi a spillo (che, sempre secondo la deputata, logorano chi non ce l’ha) e che ieri l’altro, dopo la seduta per la disastrosa situazione economica in cui versa il nostro Paese, rispondeva alla giornalista di La7 con borsa e busta di Hermés arancio coordinate, camicia stampata e orecchini d’oro ben in vista, ma  per noi, questa normalità, ha il gusto del decoro e dell’eleganza, quella vera e, diciamocelo, anche un po’ understatement. Quando fu pubblicata la prima foto ufficiale della giunta comunale di Giuliano Pisapia, Maria Luisa Agnese titolò il suo post su la27Ora, Addio allo stiletto!. Lì per lì ne rimasi sconcertata perché mi sembrava offensivo fare dei commenti modaioli e di stile a un evento politico di tale importanza: parlare di scollature e tacchi davanti a una giunta per la prima volta a Milano composta per il 50 per cento da donne, e con una vicesindaca donna, era davvero cadere nel solito cliché femminile! Oggi, devo rivedere, in parte, la mia opinione. Perché, se l’abito fa la monaca, anche da queste scelte si possono forse intravedere dei segnali di cambiamento. Anche la giovane Kate Middleton non sembra tirarsi indietro davanti al riuso di abiti già indossati, tanto che è già stata ribattezzata come la regina del riciclo. Ora, senza eccedere nelle ossessioni moraliste, che ognuna si vesta un poco come le pare certo, ricordiamo solo quello che diceva Henry David Thoreau: Guardatevi da tutte le imprese per le quali occorrono abiti nuovi.
 

4 Comments

  1. La citazione finale è un lampo di genio! Bellissima!
    E… anche oggi sto dalla tua. La Merkel non è mica una soubrette a Sanremo, si metta gli abiti che vuole, tutte le volte che vuole! Anzi, io considero questi casi di riuso degli abiti come esempi molto positivi!

  2. Manuela Mimosa Ravasio says

    Grazie Stefania! In effetti proprio l'altra sera un'amica a cena mi diceva che aveva visto un documentario sulla produzione H&M in Estremo Oriente: prima si vedeva una fabbrica perfetta, poi, guardando meglio nel capannone, c'erano centinaia di donne ammucchiate come animali che, come avrebbero raccontato nelle interviste, lavoravano fino a 16 ore al giorno, a cottimo e con una detrazione della paga se si rivelavano troppo lente. «Non bisogna neanche comprare da H&M» ha concluso. «Forse semplicemente bisogna comprare di meno, nello stesso modo in cui non bisogna diventare vegetariani per salvare il pianeta, ma mangiare carne magari una volta al mese, che è quel che serve», le ho risposto. H&M con la sua politica aggressiva dei prezzi “sfama” molta gente (tutti) vogliosa di shopping, e per farlo produce laddove il costo del lavoro è bassissimo, esattamente come si sta desertificando il pianeta per dare da mangiare alle mucche che diventeranno carne per chi vuole mangiare carne anche tutti i giorni. Io non mangio carne tutti i giorni ma non me la sento di dire che sono indifferente allo shopping e quindi in un certo senso metto in moto anch'io il sistema H&M… ma se ci frenassimo un po', se togliessimo il piede dall'acceleratore di questo sistema, che cosa accadrebbe?

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