Me.
comments 2

L’amore è la risposta

Che non siamo indispensabili all’Universo lo sappiamo già. Del resto dalla nostra comparsa, in termini di ecosistema, forse abbiamo fatto più danni che meraviglie. Ma l’ostinazione con cui perseveriamo nel cancellare le tracce di umanità talvolta mi fa sorridere. E questo mentre, soprattutto i più intelligenti, gli intellettuali, si inchinano a una mondo macrobiotico, eco-compatibile, bio-dinamico… Quando si parla di Vita però, di come far convivere queste esistenze fatte di corpo e respiro, di carne e affetti, elaboriamo teorie a dir poco astratte. Quasi ci sia un tentativo di epurare noi stessi dalla debolezza dei sentimenti, dai cedimenti ormai strutturali di una psiche sempre più insicura e persa. Aarathi Prasad l’ha detto chiaramente dalle colonne del Guardian: per diventare madri, e padri, nel futuro non ci sarà più bisogno né di accoppiarsi, tantomeno di portare in grembo per nove mesi quel fastidioso esserino. E finalmente, l’aspirazione femminile di essere insieme madri e madonne, diventerà realtà: non a caso il suo libro premessa a questo mirabolante futuro si intitola Like a Virgin. Sottotitolo: come la scienza cambierà il ruolo del sesso. Dopo aver sbrigato la fastidiosa pratica della nascita, mi auguro priva di liquidi corporali, non resterà che decidere quale sarà il genitore 1 e quale il genitore 2. Il governo di François Hollande che sta per varare (il prossimo 31 ottobre) questa illuministica legge non ha ancora detto su che base sarà stabilito l’ordine dei due genitori, ma, a onor di logica, pare che si rispetterà rigorosamente l’ordine alfabetico. Peccato, a me le parole “mamma” e “papà”, che poi sono le prime che pronunciamo bambini e le prime che sentiamo dire ai nostri figli, piacevano. Hanno qualcosa di onomatopeico, che ci lega alla Terra, ma questi sociologi illuminati e alimentati a impatto zero (ne sono sicura) avranno pensato che non sono cose importanti. Del resto, pochi giorni fa ho letto che i due Nobel dell’Economia, Alvin Roth e Lloyd Shapley, sono stati premiati per «la teoria delle allocazioni stabili e la pratica del design dei mercati». Semplificando molto, l’algoritmo alla base di questi studi, che poi hanno preso certo strade ben più complesse, era servito per definire matematicamente quale fosse la formula di un matrimonio stabile e felice. La risposta è lì, in quel primo algoritmo del 1962. Forse non ci avevano avvertito a sufficienza e dagli anni Sessanta i divorzi invece che diminuire sono aumentati. O forse nella nostra umanità c’è qualcosa di inafferrabile che, per quanto noi tentiamo di assoggettarla a leggi e proclami, rinasce sempre diversa da se stessa. Ho visto che Prasad ha ricambiato il mio follow su Twitter, le scriverò un DM per tentare di rispondere alle tante domande a cui il suo libro ci mette di fronte: cambierà la nostra sessualità, il rapporti tra le coppie, la maternità, l’idea stessa di famiglie? Non lo so, o forse lo so, si lo so. L’amore, da sempre, è l’unica risposta.

 

2 Comments

  1. da una parte credo che l'utero artificiale possa aiutare delle coppie sterili desiderose di un figlio e dall'altro però l'idea di togliere il corpo della madre dalla gestazione mi mette a disagio..non so perchè, forse perchè finora ad ogni nascita era presente una donna e se accanto a lei c'era un uomo era solo perchè lei lo aveva consentito..con l'utero artificiale potrebbe non essere più così e non so quali conseguenze potrebbe avere un cambiamento di tale portata.
    Anche sull'altra questione: io non ho niente in contrario al fatto che coppie gay possano adottare bambini, sono convinto che una coppia gay non sia nè migliore nè peggiore di una coppia etero nel crescere un bambino..eppure genitore 1 e genitore 2 mi suona così “meccanico”, “burocratico”..insomma certe “innovazioni” mi mettono a disagio ma non so come esprimerlo senza passare per un conservatore, reazionario, oscurantista

  2. Anch'io sono d'accordo con te e apprezzo molto questo tuo timore di passare per oscurantista.. come dicevo ieri a un'amica, non si tratta di dare giudizi, ma di riflettere si cambiamenti che non possono essere fatti solo in nome del potenziamento delle possibilità dell'essere umano.. Quello che mi lascia perplessa è che da tutto ciò sparisce sempre un soggetto importante: il minore… Un bambino o bambina che è ormai solo il prodotto del nostro desiderio, ma un desiderio che noi percepiamo come dovuto… un nostro bisogno… Eppure quella che generiamo è un vita indipendente che avrà i suoi diritti, i suoi bisogni…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.