Me.
Leave a comment

le nuove armate russe

Ormai un anno fa intervistavo Marina Litvinovich, una giornalista russa di 35 anni, ex responsabile del sito di Valdimir Putin e poi passata dall’altra parte della barricata. Un’altra donna che si era messa a capo della Russia del dissenso, certo più fortunata di Anna Politkovskaja, di Natalya Estemirova, o Anna Baburova, e dei 106 giornalisti, fotoreporter e tipografi uccisi in Russia negli ultimi anni. Mi aveva colpito il suo mescolare la  lotta politica con le quotidiane battaglie femminili, tra tiralatte, trovare il tempo per allattare o portare al cinema il bimbo più grande e occuparsi delle famiglie di Beslan; il suo oscillare tra il desiderio di giustizia e tirar fuori dal carcere una donna incinta ingiustamente trattenuta, e il desiderio, materno, di avere una figlia femmina. E poi oggi vedo un articolo sul Corriere della Sera che parla del movimento femministe anti Putin, l’armata anti-Putin appunto, nato per contrastare, si dice, quelle ragazze, per lo più studentesse di giornalismo di Mosca, che in occasione del 58esimo compleanno dell’ex presidente si sono spogliate per un calendario sexy, e che ora appoggiano la sua ricandidatura alle elezioni di marzo 2012 a forza di strapparsi di dosso magliette bianche aderenti. Anche dall’altra parte, l’armata delle racchie per internderci, ci sono studentesse, anche loro hanno un gruppo su Vontakte, e anche loro come tutte i movimenti di donne di questo pianeta, sembrano interessare solo quando contrappongono sante a puttane. Credo invece che, al solito, dietro tutto questo ci sia molto di più. Se non altro in onore di donne che, come Politkovskaja o Litvinovitch, ci stanno rimettendo pezzi della loro vita, quando non tutta intera. Perché qui non si tratta di Olgettine vs Secchione, le une contro le altre armate. Si tratta di libertà e di vita. Si tratta di donne, «in generale, considerate più stupide, più limitate, più deboli e incapaci di avere una propria opinione e difenderla», come mi diceva Litvinovitch, che vedono il loro orizzonte farsi ancora più stretto. Con un totalitarismo strisciante che sceglie la via del machismo cool, delle tette siliconate, della gioventù imbellettata e tanto liberata da svendersi  per un iPad2, per imporsi senza far troppo rumore. Auguro a queste donne di avere la stessa fortuna delle donne, sfigate e moraliste scondo alcuni, scese in piazza il 13 febbraio. Di incrinare, anche se di poco, quel muro di mediocrità e di abitudine che sta riducendo l’Occidente a uno spettacolo di varietà. Incrinare è importante. Ho già citato in questo blog Leonard Coen, e lo rifaccio: C’è una crepa in ogni cosa ed è lì che entra la luce.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.