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l’educazione sentimentale

Mi sto preparando all’evento blog del 21 giugno #donnexdonne sui social network alla ricerca di buone prassi al femminile. Per la verità, non so se le prassi possano essere buone o cattive, forse sono solo efficaci o meno. Forse possono essere valutate solo in base alla loro capacità di raggiungere il risultato e non in base al loro valore etico. Che pure, di per sé, ha la sua importanza. In questo senso, una delle prassi femminili più praticate quando si tratta di affrontare conflitti o problematiche che normalmente si presentano nel mondo del lavoro o delle relazioni, è quella di tirar fuori dal cilindro la carta sentimento. Nessuno più delle donne porta la sua vita intima eo familiare nei luoghi di lavoro. Nessuno più delle donne usa il ricatto sentimentale per difendersi o difendere la proprie azioni (avete presente la passiva attiva agressiva nella Manhattan di Woody Allen?). Faccio questa riflessione perché negli ultimi mesi ho vissuto da vicino un forte conflitto tra donne che lavoravano insieme a un progetto comune. Nei momenti topici, quelli in cui sarebbero dovuti emergere concetti sostanziali, invariabilmente iniziava invece il rosario delle recriminazini personalistiche: «mi sono offesa», «ciò che succede provoca dolore e smarrimento», «questo ha toccato la mia sensibilità», «mi sono comportata male, ma ti voglio bene», «scusa», e vi assicuro che non si trattava di un gruppo di autocoscienza. Ho riportato le parole (più o meno) esattamente perché credo che le parole siano importanti. Perché le parole che usiamo sono il biglietto da visita delle prassi al femminile. Ho già scritto alcuni post sulla relazione tra potere, politica e linguaggio e sul furto culturale e morale che negli ultimi anni ha visto una perversa risemantizzazione e ricollocazione di alcune parole/valori che solitamente riguardano la dimensione privata (avete presente il partito dell’amore?). Tutte ragioni in più per smettere di usare ed esporre la nostra parte affettiva e per riprendere, una nuova e sana educazione sentimentale. Certo un problema esiste. Ed è quello che la carta sentimento, è stata (ed è) per le donne un vero asso nella manica, ai limiti del baro, ma senza dubbio vincente. Come convincersi quindi ad abbandonarla? Forse un incentivo potrebbe arrivare da quello che dice Carol Kinsey Goman, esperta di comunicazione del corpo e coach di donne, che mette al bando sguardi e sorrisi (a cominciare dal social gaze) e altri comportamenti sensibili che non sarebbero più così efficaci per muoversi con autorevolezza negli ambienti di lavoro. Insomma, che il tempo delle gatte morte stia per finire? Che sia giunto il momento di affrontarci a viso aperto anche quando proprio non siamo amiche-amiche, e di smettere di tirare in ballo amore, offese, bene e altre cose-che-per-piacere-riserviamo-gelosamente-solo-alle-nostre-famiglie? Che sia giunto il tempo di cominciare a costruire insieme una prassi laica dello stare insieme al femminile? Una prassi emendata dal sentimentalismo e per questo rispettosa di tutte le diverse sensibilità. Che dite?

2 Comments

  1. Manuela Mimosa Ravasio says

    Ciao Anonimo… accolgo la tua critica e correggo… emendata dai sentimentalismi è senz'altro più giusto, ma rivendico (è mia libera opinione) la necessità di fare ordine tra le parole e i contesti in cui vengono usate.. di questo si parlava nel mio post Ladri di Parole (a cui arruvu con il link linguaggio) e che indicava come fenomeno tipico di una pericolosa risemantizzazione il Partito dell'Amore: ecco perché c'entra con quello che ho scritto così brevemente e solo per iniziare una suggestione di dibattito…
    quanto alla razionalità, anche le emozioni profonde nascono nel cervello, e pensare che la razionalità sia priva di sentimento, creatività, passione mi sembra altrettanto riduttivo…

  2. Anonymous says

    Una prassi emendata dai sentimenti? Oddio meno male che non ho letto la parola razionalità, qualità sempre esaltata ma ingannevole…. Credo che quello sia il modo di stare insieme delle donne, e forse invece di emendare quello che siamo dobbiamo imparare a viverlo inserendolo nel mondo del lavoro. Trasformando i limiti in risorse….Ovvero ci sono caratteristiche che sono risorse e limiti nello stesso tempo…come viverceli dobbiamo imparare. Citare il partito dell'amore non credo che c'entri con la tematica che hai portato….

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