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Lego Land

Non so voi, ma io, quando devo comprare un regalino per il compleanno per la compagna di mio figlio, sono in grande imbarazzo. Ormai ho smesso anche di fare la solita domanda del tipo: «Sai cosa piace alla tua amica?». Perché tanto, davanti alla solita sfilza di Bratz,  Winx, principesse e musical dipendenti, mi giro dall’altra faccia e dentro di me penso: «Scordatelo!». Di solito ripiego su un libro del tipo Il corpo umano in pop-up anche perché, persino nei primi romanzi, i generi sembrano rigorosamente divisi: da una parte storie di amichette e fate in copertina rosa, dall’altra pirati, calciatori in miniatura, topi scopritori e maghi chimici. Ho parlato poche volte in questo blog di educazione di genere, eppure questa è una notizia che mi ha fatto riflettere e a cui non ho trovato ancora risposta.

Lego infatti ha messo in commercio (per ora in Francia, in Italia la linea Lego Friends Girly uscirà a marzo) la prima serie di Lego Friends per bambine che, finalmente, possono costruirsi il loro mondo a forza di mattoncini rigorosamente rosa. E qual è il mondo delle bambine? Secondo Lego, per cominciare un bel negozio di parrucchiera, e poi chissà, una casa (rosa) da sistemare e un nido da accudire… Ora, poiché ho veramente un’infinita fiducia verso questo produttore di giochi danese che si inventa storie e mattoncini dal 1949, mi chiedo se questa è una buona o una cattiva notizia per le nostre bambine. L’atto di costruire è senz’altro un’azione attiva, ma perché allora non potevano costruire anche loro case, macchine, fattorie, astronavi o persino robot? Perché Lego ha pensato che fosse necessario progettare una linea solo per le bambine? Perché, sia detto, questo è esclusivo anche per i maschietti che, detto per inciso, magari anche loro avrebbero voglia di costruirsi un bella sala da hair stylist. Insomma, i ruoli codificati sono una gabbia per entrambi i generi, e forse, visto il carico di doveri dei nostri maschi e la loro difficoltà ad uscirne, sono loro, i maschietti, a pagarne le maggiori spese. Insomma, che dite?

P.S. in Italia la linea Lego Friends Girly uscirà a marzo..

7 Comments

  1. Il primo pensiero di un' azienda è quello di vendere… Se avessero puntato su robot e via dicendo per le bambine, nessuno lo avrebbe preso.

  2. Anonymous says

    mi sembra un'ottima iniziativa, anche per scardinare consueti pregiudizi.Ossia giochi per maschi o femmine. barbara puccio

  3. Manuela Mimosa Ravasio says

    Dopo un po' di commenti su Twitter e su FB devo dire che ho raccolto pareri contrastanti. La cosa che fa più riflettere è che comunque Lego è vista dai più come uno dei pochi giochi gender neutral e quindi ci si chiede: perché c'era bisogno di fare una linea solo per bambine? Così facendo, la conseguenza sarebbe quella di consegnare la produzione precedente ai soli bambini…. A me pare un erroraccio da parte della danese Lego… Tanto più, come mi faceva notare un mio follower in Twitter, che da questa linea sembrano spariti i mattoncini e comparse invece le Bratz!!…Insomma, mi sa che adesso chiamo quelli della Lego e chiedo loro…

  4. Anonymous says

    sarebbe interessante sapere se nei paesi scandinavi questa linea la commercializzano o se hanno in programma di farlo. Azzardo una risposta: non lo faranno. Penso che per quel che conosco la scandinavia che le femministe (e non solo loro, tutti), si scandalizzerebbero di una tale divisione fra generi nei giochi per bimbi. La mia opinione è che i giochi devono essere gender neutral, se vogliamo davvero che i ruoli nella società tra maschi e femmine siano paritari. LP

  5. Isabella says

    Salve, leggo questo blog da poco e intervengo per la prima volta, grazie per l'ospitatlità. Non posso farne a meno perché – femmina al 101%, lo giuro, anche se sul web puoi dire di essere quel che vuoi – dai 4 ai 10 anni ho giocato furiosamente con il lego, che a quei bei tempi non aveva i pupazzetti. Me lo sono trovato lì con altri giocattoli ereditati (a quei bei tempi usava passare le cose) e l'ho consumato a forza di usarlo. Avevo anche la Barbie, se qualcuno ci tiene a saperlo, e giocavo furiosamente anche con quella. Il marketing dei giocattoli parla ai grandi quanto ai piccoli, e credo che il messaggio di genere in questo caso sia soprattutto per i grandi, se avessero abbastanza libertà mentale (alla LEGO probabilmente pensano che non l'abbiano, e avranno fatto le loro indagini sui consumatori per saperlo) per mettere lì il lego anche alle bambine, probabilmente molte ci giocherebbero senza bisogno di caratterizzarlo con gli stereotipi “da femmine”. E poi, tutti i maschi amano il lego? Mah… Ultima chicca: se non vedo male nella foto, l'unico personaggio maschio è spoltronato, le altre due, femmine, sono una a leggere un libro sul letto, l'altra a lavorare ovviamente in cucina. Per me questo davvero si commenta da sé, altro che mattoncini rosa.

  6. Anonymous says

    grazie Manuela per la precisazione. Ho letto sulla 27ora (ma ora non riesco a ritrovare il post) che anche una ministra danese ha criticato la linea. Comunque, io sono fortemente contro questa genderizzazione dei giochi. E se in Scandinavia o in Inghilterra i modelli femminili positivi sono molti e ben presenti nei media, in Italia non è così e l'”educazione dei generi”, così come i role model dovrebbero essere presi molto più seriamente. QUindi, abbasso i giochi genderizzati. (Bella la nuova grafica;-) LP

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