Me.
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libere tutte

Questo post nasce come una risposta a un commento del post la donna cougar. L’osservazione che mi si faceva era giusta, poiché anche le donne hanno diritto a vivere pienamente lo loro sessualità anche dopo gli anta e anche con un uomo più giovane, ma il punto è – credo – che certi fenomeni di costume spacciati per emancipazione abbiano ben poco a che fare con i diritti delle donne e con l’essere libere. Non so perché, ma proprio non riesco a vedere la donna cougar come una conquista, come una liberazione da tabù arcaici (compreso quello che considera disdicevole che una donna matura stia con un uomo molto più giovane). L’amore e il sesso non hanno età, da sempre, e questo certo non me lo deve dire un trend setter. In più, quando leggo della disinvolutura di ragazzine adolescenti che usano la loro vita sessuale per guadagnare qualche ricarica o girare video da lanciare su YouTube; quando continuo a leggere di giovani donne che sbarcano il lunario accompagnando signori attempati ma euromuniti; quando ancora sento Renata Poverini che, dal palco di un comizio, si lancia in un turpiloquio per rispondere a un contestatore, ebbene non mi viene proprio da pensare che sia un trionfo di libertà femminile. Se mai, mi viene da dire, è un trionfo di stereotipi. E di stereotipi maschili: il partner concepito come preda da esibire, la compravendita del corpo e della bellezza, la supremazia dell’arroganza. Libere insomma, ma non liberate. Forse un po’ più di severità nel giudicare certe esternazioni ce la dovremmo prendere. E non per cedere al moralismo, ma per non farci tracciare da altri i valori delle nostre conquiste e della nostra libertà. E va bene che Naomi Wolf dice che oggi gli uomini non hanno più il potere di contrastare le donne siringando nella società falsi miti come la bellezza perfetta o l’eterna giovinezza, ma io proprio sicura sicura non sono…

5 Comments

  1. ben vengano gli amori con gli uomini più giovani se ben vissuti (ma non è che ci sono sempre stati? Il diavolo in corpo è del 1932…), mentre da stigmatizzare è senz'altro la banalizzazione con cui i media cercano di ridurre la cosa a “fenomeno da baraccone” (forse perché mette in crisi il dominio maschile?).
    Simbolo di liberazione? come tutti i comportamenti dipende dalla consapevolezza con cui è attuato, credo.

  2. mi piace l'idea di un ritorno ad un certo rigore morale, basta guardarsi intorno e sappiamo che ce n'è bisogno. quello su cui ancora non sono sicura è la fretta di etichettare: le scelte di vita (femminili o meno) non possono essere giudicate mai. ancora di più le scelte sessuali, che non sono descrittive di nessuna persona. mi piace questo post.

  3. Manuela Mimosa Ravasio says

    Grazie per i vostri commenti. La vita di un post è breve, anche perché è figlio quesi sempre di riflessioni momentanee scaturite dall'attualità Ieri, con 293 sì, 250 no e 21 astenuti sono passati alla Camera le pregiudiziali di costituzionalità presentate da Udc, Pdl e Lega. Alla fine anche l'essere liberi/libere è questione di punti di vista. E in paesi come il nostro, di punti forza.

  4. I fenomeni di costume sono sempre esistiti, come l'amore e il sesso e la contestazione e la supremazia dell'arroganza. Ma se prima filtravano piano nel tessuto sociale e venivano recepiti con cautela e adesso corrono nei fili, irrompono dalle fibre ottiche con una velocità e una potenza persuasiva decuplicata. Bastano microfrazioni di tempo per far percepire alla ragazzina in cerca di una identità, alla signora delusa, alla mamma depressa una strada “diversa”. La ragione sembra rifiutare il perchè e concentrarsi solo sul “perchè no?”, perchè i valori tracciati da altri appaioni sempre più giustificati nella condivisione. E forse, in condizione di una qualche debolezza, sottomissione ad uno stereotipo, risulta più facile approfittare della energia del controstereotipo come forza trascinante verso la LIBERAZIONE. Questo forse un motivo – non certo una giustificazione – per cui così facilmente si cade nella trappola. Essere liberi costa tanto.

  5. Sono d'accordo su tutta la linea. L'importante, credo, per ogni donna, sia di essere se stessa e di non cadere né nello scimmiottamento degli stereotipi maschili, vivendolo erroneamente come emancipazione, né nell'esagerazione opposta ovvero la rinuncia ad una serie di diritti e di conquiste mentali e d'habitus per non essere tacciate appunto di scimmiottamento.

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