Donne, Me.
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l’offesa

La Ministra Elsa Fornero, l’ha detto oggi, si sente offesa da come la televisione tratta le donne. Per la verità non so se è solo le donne che la televisione pubblica italiana tratta come subnormali, o gli italiani tutti, uomini e donne. Non so se i maschi italici si sentono ben rappresentati da una continua messa in onda di battute da ospizio e spettacoli gerontocratici. In sostanza, non so se mi ha offeso di più il monologo surreale e cialtrone di Adriano Celentano o la gara di spacchi, ma si potrebbe definire la sfilata ginecologica, delle tre grazie dell’Ariston. Forse, è un po’ tutto questo Paese che offende. Forse l’offesa non ha mai smesso di essere il tratto distintivo della dialettica di questo Paese. E ha ragione @insopportabile e dire che ci sarebbe da offendersi prima, e a maggior ragione, per come le donne sono trattate al lavoro. Provate a far mente locale e cercate di concentrarvi sul numero di volte che il Bar Mario, l’allegra colleganza ad alto tasso di testosterone che impregna l’italica cultura aziendale, si è bellamente ingoiata le vostre qualifiche, la vostra professionalità, persino la vostra dignità personale. Pro potere sua, ovviamente. Pensateci, e ditemi se non è un’offesa che vi fa venire voglia di spegnere, non un canale, ma qualche cosa in più. Certo, nei convegni e nelle esternazioni istituzionali, tutto fila. Tutto è rosa. Le donne equivalgono 7 punti in percentuale del Pil,  sono più organizzate e garantiscono una leadership più equa, poi, ti infili nelle prassi quotidiane, e questi ricominciano a passarsi lo shampo come quando si fanno la doccia nello spogliatoio. Nessuno è escluso. Lo abbiamo visto con il post-denuncia di Marina Terragni che immortalava il bel repertorio fotografico dell’ex presidente dei giornalisti  Lorenzo del Boca. Ecco l’offesa. Cavalcare questa finta attenzione alla complessità di genere per affondare radici ancora più profonde in un machismo gerontocratico e onanista. Perché si sa, nessun potere è più pericoloso di quello che si sente minacciato. Alcune sere fa ero alla presentazione milanese del libro di Iaia Caputo Il silenzio degli uomini. C’era Gad Lerner. A un certo punto, quando la conversazione aveva virato sul tema della violenza di genere, se ne è uscito fuori, dopo aver mescolato la violenza dello stupro con parole come desiderio, sesso, amore, dicendo che la violenza non era che una gradazione del sesso di gruppo. Ha detto «gradazione». Basta una parola e tutta l’allure di maschio evoluto va a farsi un giro. Il velo è tolto. L’offesa svelata. Perché la menzogna è l’offesa più grande. Il calpestare arrogante della dignità delle persone, fisica o intellettuale che sia. E per concludere vi regalo una Stefania Craxi che per domani indice una manifestazione per  ricordare i guasti prodotti in Italia dall’inchiesta di Mani Pulite. Le parole sono importanti. Con queste si costruiscono le menzogne. E le offese.

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