Me.
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l’onda perfetta

I surfisti la cercano in tutte le coste del globo. Una montagna d’acqua, una galleria liquida in cui infilarsi per cavalcare tutta l’energia della Natura. È l‘onda perfetta e, che voi ci crediate o meno, ce n’è una per ognuno di noi. Certo, bisogna cercarla con costanza e determinazione. Attraversando i deserti del qualunquismo, superando i valichi insidiosi della denigrazione e dell’insulto, conquistando le vette della disillusione, ma poi, ecco che arriva quando meno te l’aspetti e allora, allora sì, bisogna essere pronti. Milano mi ha dato molto. La passione per lo studio e il lavoro, mi ha dato un compagno, un figlio e dei buoni amici, ottimi amici. Mi ricordo la prima mostra di Bruno Munari e le notti in discoteca. La neve a maggio e l’odore dell’asfalto le notti d’estate. Così Milano è diventata la mia città, anche. Ma una città è fatta di gente, e quando per troppo tempo non ti riconosci nell’altro, un altro che assume come modello una società al viagra come dico io, allora non è difficile sentirsene fuori. Non è successo solo a me. E la solitudine a Milano era palpabile. Poi, ecco che succede quello che nessuno si aspettava. La gente comincia a uscire di casa e a parlare. A incontrarsi ed ascoltarsi. Comincia a credere. A riappropriarsi delle strade e delle piazze. Un’onda di corpi e di speranza. Di volontà e di sogni. Eccola, l’onda perfetta. Comunque vada a finire, comunque questa massa di energia liquida si spegnerà sulle rive stanche di Milano, qualcosa è stato messo in moto, e il mare non sarà più lo stesso. Perché, come scrive Sergio Bambaren nel libro omonimo: «Che tu ci creda o no, amico, c’è un tempo per ogni cosa. Non c’è niente di peggio che tormentarsi con la catena dei se. Si può decidere di prendere una direzione diversa solamente quando si è arrivati in un punto in cui la strada si divide, non prima». La strada è divisa. Il tempo è adesso.
 

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