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lunga vita al… marito

Donne maritate, e attempate, attente. Ieri su La Stampa un articolo di Bruno Benelli titolava Vedove, pensione giù fino al 18 per cento. Sì, perché frugando tra i codicilli della nuova finanziaria si scopre che se una donna si è sposata con un ultrasettantenne, se era più giovane di lui di oltre 20 anni, se il matrimonio è durato meno di 10 anni, e se in famiglia non ci sono figli minori, la sua pensione di reversibilità diminuisce sensibilmente. Già la Lega aveva a febbraio presentato un progetto di legge che impediva la pensione a giovani vedove, giusto per far capire a quelle badanti arriviste che sposano il vecchio di turno e dissanguano l’intero Paese che non è aria, e ora arriva questo, più edulcorato e scevro da pulsioni razziste. Ma che non rinuncia a ficcare il naso nella nostra vita privata tracciando una linea di ciò che è conveniente, anche economicamente, e ciò che è disdicevole.  La doppia morale per i coniugi buoni e cattivi colpisce soprattutto le donne, ovvero quelle la cui aspettativa di vita è maggiore rispetto all’uomo (78,4 anni per gli uomini e 84 anni per le donne) e che, di solito non lavorando, hanno bisogno di quella pensione per sopravvivere. Lunga vita al marito quindi, e non solo per eludere dolore e solitudine. Spero solo che vi siate comportate bene, voi donne di una certa età. Che non vi siate lasciare andare a botte di passione, che abbiate pregato per aver matrimoni lunghi e perché una malattia non vi porti via la vostra dolce metà (cose disdicevoli ma che capitano). Che abbiate figliato molto, che magari un minorenne vi resta tra i piedi anche a 60 anni, e che abbiate scelto un partner di stirpe italica, ci sono più garanzie. Noi generazione di mezzo, e i più giovani ancor di più, la pensione manco ce l’avremo, figuriamoci i problemi annessi. Ma questa brutta aria resterà, e non mi piace.

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