Adolescentia
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Ma cosa hai nel cervello?

Non ditemi che non capita di chiedervelo almeno una volta al giorno. Quando trovi maglie e pantaloni arrotolati dentro l’armadio e pensava, lui o lei, di averli messi a posto. Le luci che rimangono perennemente accese. E poi ti dice le cose due giorni dopo di quando avrebbe dovuto dirtele. Non so più cosa significhi realmente: «Sì, l’ho fatto», perché in effetti, averlo fatto significherebbe, almeno per me, un’altra cosa. A volte mi chiedo persino come faccia andare bene a scuola. Devono essere dotati di superiori poteri di comprensione questi professori, poteri molto vicini alle capacità di certi hacker di decriptare password… È stato appena pubblicato il libro The Teenage Brain: A Neuroscientist’s Survival Guide to Raising Adolescents and Young Adults e io gli ho dato un’occhiata speranzosa. Sì perché Frances Elisabeth Jensen, professoressa nel dipartimento di neurologia alla Perelman School of Medicine, Università della Pennsylvania, e Amy Ellis Nutt, science reporter nonché premio Pulitzer del Washington Post, autrici del libro, non solo promettono uno sguardo rivoluzionario sul cervello degli adolescenti, ma, da genitori a loro volta di adolescenti di ambo i sessi, di dare suggerimenti pratici e sfatare alcuni miti sulla loro materia grigia.

Prima di tutto, state sereni a abbiate pazienza. Il cervello degli adolescenti e preadolescenti è “completo” solo all’80 per cento, e questo vuol dire, in altre parole, che c’è ancora un 20 per cento di speranza. Peccato che quel 20 per cento, sia anche quello che connette la parte posteriore a quella anteriore. Manca il collegamento con i lobi frontali insomma, quelli responsabili di comprensione, giudizio, controllo degli impulsi, empatia. Tutto chiaro, ora? Perché di fatto, un po’ scollegati, li sono. O almeno così sembrano le loro azioni. Sbalzi di umore, irritabilità, impulsività, accompagnate a una certa incapacità a comunicare, di collegarsi anche con noi. Ho trovato anche una spiegazione scientifica alla mancanza di memoria o, come la chiamo io, alla dimenticanza selettiva. Pare che la colpa sia sempre dei lobi frontali scollegati, tra le cui funzioni comprendono una cosa chiamata memoria prospettica, ovvero la capacità di tenere a mente l’intenzione di eseguire una cosa in un momento futuro. Insomma, non è che non si ricordano mai di fare una cosa, è che proprio non gliela fanno a ricordarsela. Soluzione numero uno? Ripetere loro le cose fino allo sfinimento. Soluzione numero due? Pregare loro di non continuare a fare più cose contemporaneamente: fa figo, ma fa anche flop. E se non ci credono, dite loro che gli studi dimostrano che il multitasking diminuisce la capacità di apprendimento negli adolescenti tra il 25 e il 400 per cento…

Devo dire che però, tra pericoli di dipendenze quasi inevitabili, asocialità e rischi di malattie mentali, qualche buona notizia c’è. Perché nessuno, come i ragazzi e le ragazze fino ai 14 anni, hanno una così potente possibilità di imparare. Come spiega le stessa Jensen in un’intervista al Vancouver Sun, è la straordinaria attività delle loro sinapsi che li rende perfetti per l’apprendimento. Nel totale casino sì, ma straordinariamente aperti alla conoscenza. E smettiamola pure di dire che sono pigri, che non si alzerebbero mai dal letto. A loro, dormire serve, per ricordare e per pensare, e se proprio volessimo andare incontro al loro ritmo sonno veglia naturalmente spostato di diverse ore verso la notte, dovremmo, per esempio se mai, iniziare le lezioni scolastiche verso le 10 del mattino.

E poi ci sono, certo, le differenze maschio e femmina. E, mi spiace, non c’è storia: all’età di tredici anni le ragazze sono semplicemente più avanti nel collegamento tra le due aree del cervello, hanno un corpo calloso più grande, il che significa una migliore comunicazione tra i due emisferi. Anche l’amigdala, dove in genere nascono le emozioni, si sviluppa circa diciotto mesi prima nelle ragazze che nei ragazzi (soprattutto di quelli che per raccontarti una cosa gliela devi cavare dallo stomaco). Le conseguenze sono che i ragazzi impiegano di più a sviluppare capacità organizzative e di attenzione. Il che, dovrebbe farci riflettere sul perché invece, pensiamo alle ragazze come quelle emotive e ai ragazzi come quelli pratici e logici. Alle ragazze posate e studiose che non sarebbero portate alle materie scientifiche e ai ragazzi brillanti e talentuosi. Non è che più che il cervello fanno i nostri falsi miti e i nostri stereotipi?

Nella foto di apertura design Okokume Brainade

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