Design, Donne
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Makers al femminile

Ago, filo e Arduino. Non so se quella della wearable technology sia l’unica strada per portare le donne all’interno del movimento makers, ma senza dubbio il workshop condotto da Zoe Romano e Costantino Bongiorno di WeMake all’interno della Tinkering Zone, il nuovo laboratorio permanente del Museo della Scienza di Milano dedicato al making, all’ingegneria, al design e, in generale all’innovazione, è stata un’esperienza interessante. E bella.

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Donne di tutte le età e interessi riunite intorno a un tavolo a lavorare insieme tra sensori di temperatura, umidità, pressione o luminosità, fili conduttivi, strati di neoprene e tessuti non tessuti… Non che la cosa mi sorprendesse: sono convinta che la prassi digitale sia molto vicino alla creatività femminile. E che le donne siano istintivamente ricettive all’innovazione e alle sue nuove tecniche.

Così, vederle foto 4progettare, disegnare, assemblare circuiti per formare decorazioni interattive,  scrivere algoritmi per dettare il ricamo, imparare a destreggiarsi con Flora, la wereable electronic platform compatibile con Arduino, usare taglierini e forbici e persino qualche macchina formatrice, per dare forma a cappelli, borse, guanti capaci di illuminarsi rispondendo ai diversi sensori, è stata una piacevole conferma. La conferma che la cultura digitale è già qui, che invece di dividere le generazioni le avvicina, e che sono la scuola e la politica invece a essere drammaticamente in ritardo.foto 3

Il progetto di Makers al femminile, patrocinato da Henkel, proseguirà sul web nel blog del sito (qui il link), ma da questo mese, nello spazio di WeMake, ci sarà OpenKnit, la prima stampante 3d open source per l’abbigliamento. A novembre Gerard Rubio, il designer che ha dato vita al progetto, sarà lì per costruire, insieme alla community WeMake, l’esemplare di questa particolare macchina da maglieria che rimarrà nel laboratorio a disposizione dei membri del makerspace.

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