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mal comune. mezzo gaudio. o no?

È un pò di tempo che metto da parte articoli di giornale. Li chiamo articoli-consolazione, si fa per dire, perché fanno sembrare il nostro Paese un po’ più vicino al mondo, anche se ugualmente lontano dalle donne. Quando la rivista Internazionale ha messo in copertina la storia di Sheryl Sandberg quello che mi colpì non fu tanto l’elenco dei suoi successi, quanto le considerazioni sulla società vagamente maschilista che l’aveva accompagnata nel suo percorso professionale. Durante il suo discorso alla Ted Conference del 2010 non esitò a dare i numeri del problema: le donne si laureano di più degli uomini, ma non arrivano ai vertici. Ci sono solo 9 donne capi di Stato su 190 e solo il 13 per cento di parlamentari donna, 16 di dirigenti. Che dire poi dei pettegolezzi che circondano le donne che arrivano ai vertici inficiandone le competetenze, della condanna di avere figli e dei relativi sensi di colpa, dell’atavica mancanza di punti di vista femminili dai congressi ai talk show. Pensavo fosse l’Italia e invece era la Silicon Valley. Anche là, parola di Sheryl, una donna competente risultava subito meno calorosa e simpatica. Giudizio corollario di un teorema più grande secondo cui gli uomini sono agressivi e le donne isteriche. È successo anche a Ségolène Royal, apostrofata da Sarkozy durante un dibattito in tv. Lei, che per tutta la campagna elettorale invece di presentare le sue competenze maturate in sette anni da consigliere di Mitterand, quattro volte deputato e tre ministro, ha dovuto rispondere alla stessa e ripetuta domanda: «Ma come farà a occuparsi di suoi quattro figli?». Comunque poi Ségolène come sappiamo è stata fatta fuori, politicamente parlando, da Martine Aubry e pare che le due non si amassero molto. Anzi, per nulla. L’antipatia si dice risalga alla lotta feminicida per la segreteria del partito del 2008: sta di fatto che Ségolène ha preferito poi sostenere alle primarie il suo ex marito François Hollande nonostante l’avesse piantata per una giovane giornalista dopo i famosi quattro figli. E così, alla fine, tra le due litiganti ha vinto il terzo, il maschio François. In Italia si chiama incapacità di fare lobbying… e in Francia? Per il resto, si sa, la famiglia è importante. La sopracitata Martine Aubry è figlia di Jacques Delors, e l’esultanza per la prima donna premier in Thailandia, Yingluck Shinawatra, nasconde l’amato fratello Thaksin.  Cristina Elisabet Fernández de Kirchner, si sa, è la moglie vedova dell’ex presidente Néstor Carlos, e  Laura Chinchilla Miranda, prima donna presidente in Costa Rica è la figlia di quel Chinchilla che fu controllore della repubblica nel 1972 e 1987. La lista sarebbe lunga, e certo arriverebbe fino a qua. Qua in Italia dove la familiarità sta annacquando persino il potenziale innovativo delle quote rosa. Lo dice una ricerca della Consob, secondo cui, con le donne nei Cda la governance peggiora. Però, perché c’è un però, succede se in quei Cda siedono donne figlie, nipoti, moglie.. insomma donne “di famiglia”. Perché tutto il mondo è Paese, questa volta, anche per noi.

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