Adolescentia
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Secondo. La mamma è una boa

La chiamano la tempesta dopo la quiete. Gli otto, nove, dieci anni, sono quasi una luna di miele. L’infante è sufficientemente autonomo e, così pare, pacificato con il mondo. Ha i suoi amici, mangia, dorme, soprattutto va a tutte le sue attività ludico sportive senza bisogno che tu resti lì incollata al vetro a vederlo. Sei poco più di un’autista ma, in fondo, è una liberazione. Ti puoi sempre limare le unghie mentre aspetti che finisca la lezione di pianoforte in macchina… (è ironico, ndr). Poi, appunto, arrivano gli undici. E la festa finisce. Quel vago ma fondato sospetto che tu stai cominciando a creare un certo disturbo aumenta. Le porte si chiudono. I “Vai, vai… vai pure” si fanno sempre più insistenti e le prove di totale indifferenza sempre più sofisticate. Non è neanche questione di accordi e disaccordi. Tu, semplicemente, non ci sei più. E allora ti ricordi di quando, sulla riva di un mare cristallino, guardando l’orizzonte disse: «Mamma, sei la mia boa!» e, vi assicuro, non si riferiva all’uso errato che certi liguri fanno di questo galleggiante per identificare certe persone non proprio smilze…. Una volta ho persino provato a ricordarglielo: «Ma ti ricordi quando…». Ha inclinato il visto un po’ a destra, mi ha sorriso e poi mi ha semplicemente ricordato che aveva appena preso la rana blu. Non so esattamente cosa significhi, ma il messaggio è stato chiaro: ora nuota benissimo.

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