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mammima cara

Avete comprato le rose? Oppure il cesto di gardenie, di solito, alla Festa della Mamma, si regalano quelle. Tenetene un poco anche da offrire alle mamme contemporanee. E non mi riferisco alle Mamme 2.0. Quei fenomeni del web che sono state capaci di trasferire su blog e siti dalle frustrazioni alle strategie di sopravvivenza post parto. No, mi riferisco, per esempio, a quella mamma a progetto che qualche giorno fa raccontava la solita storia: guarda caso, la sua maternità ha coinciso con il raggiungimento degli obiettivi del datore di lavoro, e per lei, con il licenziamento. E mi riferisco a quelle donne, una su tre e anche una su due nel caso siano extracomunitarie secondo quanto scritto in un recente articolo di Repubblica, che a essere mamme ci devono rinunciare perché quel figlio che hanno in grembo non lo riescono a mantenere. Pensate sia blasfemia parlare di aborto nel giorno della festa della mamma? Mi madre lo fece tremando nella mia sala post parto. Mi raccontò di quando si affidò a un medico che praticava l’interruzione volontaria di gravidanza illegalmente. Glielo aveva consigliato una sua amica, Anna. Mamma ancora con i sensi di colpa. Sì, perché la legge 194 è del 22 maggio 1978 e, prima di allora (ne conoscerete di donne che all’epoca avranno avuto una trentina d’anni… forse tutte le vostre mamme), si abortiva senza anestesia, senza supporto psicologico e in silenzio. Mamme umiliate e clandestine. Oggi si ricorre all’aborto molto di meno, dicono i numeri, anche se nessuno conta le rinunce quotidiane alla maternità. Delle donne che hanno solo occupazioni precarie, che si ritrovano a scegliere tra avere un figlio o riconoscimento sul lavoro, o che hanno semplicemente paura di questo futuro. In un certo senso, quelli sono aborti preventivi. Certo manca la sofferenza del corpo, ma la ferita nella nostra possibilità di autodeterminazione, è altrettanto grave e profonda. Tanto più che, su questa sofferenza, si inseriscono i soliti speculatori della coscienza. Perché i 250 euro al mese per 18 mesi del Fondo Nasko non sono altro che un’elemosina fatta con la mano sinistra, mentre con la destra, smantelli consultori, centri e servizi per le famiglie. Così, siamo ancora al punto di partenza, a discutere con chi vuol impiantare sul corpo della donna il seme di false ideologie. Noi che mamme lo siamo per natura e desiderio e che vorremmo solo essere ciò che scegliamo di essere. Ecco, questo sì che sarebbe un bel regalo. Altro che gardenie.

P.S. gira sul web un divertente video di Letizia Moratti che va al mercato di San Marco con la sua cara mamma. Mamma-spot-elettorale. Ovviamente le gardenie sono anche per lei.

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