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Marco Gualtieri, vi presento i teen innovator

Marco Gualtieri è presidente e fondatore di SEEDSandCHIPS e dal 2017 porta sul palco del The Global Food Innovation Summit i teenager che salveranno il pianeta. Quest’anno, dal 6 al 9 maggio, partecipano anche coloro che hanno presentato la candidatura per la Call for Teenovators organizzata con la Fondazione Francesca Rava. L’elenco dei teenovator (teenager tra i 13 e i 19 anni) e degli Young Pioneer (ragazzi tra i 20 – 25 anni) chiamati dai cinque continenti per introdurre le sezioni tematiche e portare le loro idee rivoluzionarie e che parteciperanno ad ogni conferenza lo trovate qui.  Di alcuni di loro ho scritto nel mio servizio per Elle Generazione Greta, questa è invece l’intervista integrale a Gualtieri fatta per l’occasione.

Perché proprio oggi i giovanissimi adolescenti prendono la parola? E perché stanno diventando così autorevoli da essere invitati sui palchi internazionali?

Come Seeds&Chips abbiamo cominciato a prendere sul serio e invitare i teenager dal 2016: io per primo rimasi colpito vedendo per la prima volta ragazzini di 12 e 14 anni attivisti e impegnati sui grandi temi della sostenibilità ambientale e del cibo etico in modo concreto. Non avevano solo opinioni, ma portavano azioni e soluzioni. E ho capito così che questa generazione ha qualcosa di nuovo da raccontarci.

Ma da chi hanno imparato? Non da noi certo.…

Sui grandi temi dell’ambiente  è la scienza a dirci cose molto serie. Cose che riguardano i sui prossimi anni, non i prossimi secoli, e questi ragazzi lo hanno capito. Quindi il primo insegnamento lo avvertono direttamente dalla realtà e sulla loro pelle. In seconda istanza, bisogna considerare che questa generazione è nata e cresciuta con strumenti digitali, che ha utilizzato per auto-in-formarsi, ma anche per sviluppare soluzioni, creare comunità senza confini. Nella mentalità di questi ragazzi, grazie a questa attitudine tecnologica, quindi tutto risolvibile, alla portata di mano, e nessun problema è senza soluzione.

Qual è il tipo di approccio “nuovo“ che i giovanissimi portano nella discussione dei problemi?     

Come dicevo prima, l’attitudine tecnologia fa molto. L’età regala loro una certa spregiudicatezza, ma in senso positivo. Non vedono ostacoli, impossibilità nel fare una cosa. Tempo fa ho conosciuto una ragazzina americana di 15 anni rimasta sconvolta dalla quantità di zucchero presente in una lattina di una nota bibita. E lei cosa ha fatto? Ha creato con il padre un app per rendere visibili queste 28 zollette semplicemente puntando con il telefonino il bar code della lattina. Uno sguardo semplice, ma che apre poi a soluzioni innovative.

Non teme che questa ondata di adolescenti impegnati e attivisti sia una moda e come tali rischia di essere “sfruttata” per i giochi politici dei “grandi”?

Nella storia i giovani per definizione sono sempre andati in strada a protestare. Mai certo c’era stata una generazione così giovane, ma non mi stupisco. Un anno fa, negli Stati Uniti, già erano scesi in piazza per il clima e contro le armi. Qualcosa si sta muovendo. E ora Greta, che sta diventando un esempio per un’intera generazione. Chi denigra o critica, è un perdente. Non capisce che l’impatto di questa generazione e dei suoi obiettivi è molto più grande di qualsiasi cosa o limite noi pensiamo di porre. Una generazione che è nata facendo la raccolta differenziata, che spesso rimprovera i genitori per le loro mancanze, che sa che cosa è un’auto elettrica, ha già le soluzioni, l’alternativa possibile, davanti agli occhi. E mentre I dati sull’ambiente e il clima sono sempre più drammatici, semplicemente si chiedono: perché non usarle? Perché non farlo?

Lei conosce tanti ragazzi di tutto il mondo. Vede qualche differenza con i nostri italiani?

È solo una questione culturale: in molti paesi del Nord Europa per esempio c’è molta più emancipazione, si esce di casa prima e prima si è invitati a prendersi responsabilità. Ma sono sicuro che i nostri ragazzi saranno capaci di colmare il ritardo molto velocemente. Molto dipenderà dall’ecosistema in cui li cresceremo: dalla famiglia alla scuola. Ma il migliore degli esempi restano i loro coetanei. Ragazzi come quelli che saranno a Seeds&Chips sono fonte di ispirazione, ampliano la visione e gli orizzonti. Una soluzione trovata in Messico può essere replicata ovunque e sono sicuro che questa generazione non teme i confini.

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