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Marta e Ipazia: la strana coppia

Su una cosa Marta Vincenzi ha ragione: da maggio non ci sarà più un sindaco donna in nessuna grande città italiana, di destra o di sinistra che sia. Come regalo di compleanno per il primo anniversario del 13 febbraio e di Snoq, non c’è male. Per il resto, ho provato solo a leggere il delirio twitter della sindaca genovese, da donna. E francamente, per quanto si possa e si debba pretendere da chi ci rappresenta una condotta più dignitosa, nel suo sfogo c’era molto di condivisibile. Non faccio fatica a credere della fatica doppia che ha dovuto fare per far riconoscere il valore della propria intelligenza. Ho ancora in mente le immagini di quando Genova fu colpita dall’alluvione e lei che non si sottraeva agli insulti e alla rabbia della gente. Anche al comandante Schettino sono state concesse attenuanti possibili, ma non a lei. Si chiama Glass Cliff e in questo blog ne ho parlato spesso: le donne che sbagliano pagano subito, e di solito il doppio. Io vivo in una città che ha scelto con le primarie un candidato fuori dal PD e vicino a Sel, Giuliano Pisapia, per poi dare al candidato sconfitto, Stefano Boeri, una valanga di voti e fare del PD il primo partito a Milano. Così il PD ha comunque diretto i giochi, e solo perché Pisapia era forte di una grande partecipazione popolare, ha fatto valere le sue promesse, compresa una presenza paritaria nella giunta e nelle partecipate. Certo a Milano è sparito un emendamento contro la pubblicità sessista proposto dalla Consigliera comunale nonché Presidente della Commissione Affari Istituzionali e Vice Presidente della Commissione Pari Opportunità, Marilisa D’Amico; certo quando si parla di conciliazione dei tempi lavori e famiglia anche per la giunta esplodono pulsioni misogine che parevano sepolte, e i giochi politici sembrano governati da logiche di occupazione guerrafondaia tipicamente maschili. Perché questo è, e questo ci ha insegnato Ipazia, che Cirillo vince sempre, e vince per il solo fatto che esiste. Quindi, cara sindaca Marta Vincenzi, davvero pensava che assecondando i giochi del padre padrone PD potesse uscirne indenne e vincente? «Spesso me lo ripeto: senza un’idea di sé, da dare o da difendere, non si regna, si scivola a intrighi di taverna», scriveva Mario Luzi nella sua, di Ipazia. Ho l’impressione che in questo caso, forse, più della phthonos, l’invidia, la gelosia per colei che conquista con il fascino e l’intelligenza, poterono gli intrighi da taverna (senza nulla togliere alla volontà espressa nel voto dele primarie). E mi spiace anche dire che, a Ipazia, per quanto possa sembrare strano, non andò peggio. Sono passati più di 2000 anni e siamo qui a parlare di lei, dubito che succederà la stessa cosa per Marta Vincenzi.

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