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A Matera, con i bambini

Il soprannome, la Città dei Sassi, ispira già avventure e misteri, ma Matera, anche se da quando aspetta di diventare a pieno titolo la Capitale della Cultura 2019 è una delle mete più gettonate, resta sempre un groviglio di case, vicoli e gradoni che, fatti con lo zaino in spalla, le valigie e la famiglia a seguito, non si presenta proprio come una meta facile. «Bisogna ammetterlo, non è una città così attrezzata per le famiglie» dice Mariella Stella. Lei, madre di due bambini di 9 anni e 18 mesi, però ai più piccoli, e ai genitori, ci ha pensato, e ha aperto, in uno dei primi quartieri costruiti dopo lo sfollamento dei Sassi, il Rione San Pardo, la NeturalFamily, una sorta di coworking per famiglie con una playroom attrezzata di tutto il necessario (dal fasciatoio allo scaldapappe) e di tanti giochi per i bambini da 0 a 10 anni. Ma NeturalFamily è anche il punto di partenza per Bibliomater, una biblioteca mobile che si sposta nelle varie zone di Matera per mettere in scena delle letture animate all’aperto, e per le passeggiate in fascia tra i Sassi guidate da Eleonora Bianco. Sì, perché muoversi con i passeggini è un problema, mentre i più grandi non devono annoiarsi. E non si annoiano, infatti.

Partendo da piazza Vittorio Veneto, nelle vicinanze del Palombaro Lungo, la grande cisterna ipogea che un tempo serviva come riserva idrica pubblica e che oggi può essere percorsa a piedi, ci si addentra per il Sasso Caveoso, tra una serie di affacci panoramici che permettono di esplorare dall’alto la gravina e il canyon della valle. Durante la passeggiata, sono i più piccoli ad avere la piantina del percorso, ed è così che, tra un indizio fotografico e una sosta tattile (Eleonora ha sempre con sé argilla, fossili e varie pietre), la visita si trasforma in una sorta di caccia al tesoro tra gli affreschi delle chiese rupestri, l’immancabile Casa Grotta di Vico Solitario con gli arredi originali di un tempo, e i laboratori degli artigiani. I cucù di terracotta che da tradizione si donavano ai bambini il giorno di Pasquetta si vedono realizzare da Mario Daddiego, vicino la Madonna dell’Idris. I tipici timbri del pane invece, quelli che fino a sessant’anni fa servivano a marchiare le forme di pane impastate in casa dalle donne e portate a cuocere al forno pubblico, li fa Massimo Casiello, che ne ha anche una collezione di antichi. Perché la storia di Matera, non sempre è una favola. Ma condividere con i bambini, oltre che la bellezza, anche la dura storia di questa città, spiegare loro cosa voleva dire stare nelle grotte, tutti insieme, con l’asino, le galline, le feci che scaldavano e le finestre che non c’erano, è un buon insegnamento.

Come portarli a Casa Noha, recentemente acquisita e riaperta dal FAI, a vedere il film proiettato sulle pareti nude I Sassi invisibili. Viaggio straordinario nella storia di Matera. Poi, dopo, si può ripartire, e ancora spingersi fino al Convicinio di Sant’Antonio e vedere, ancora, le poche case abbandonate. Oppure uscire dai Sassi e andare a Il Forno di Gennaro che ogni giorno, dietro una parete trasparente, mette in scena il pane “come si faceva una volta”, quello che qui chiamano il “corno”, con forme alte e fino a cinque chili di peso. E mentre guardi impastare e informare, con il profumo che seduce, puoi anche mangiare qualcosa. Ma visto che Matera è soprattutto sassi, non può mancare una passeggiata nel parco della Murgia Materana. Da qui, la città, il torrente Gravina, e il profondo canyon che delimita i due antichi rioni della città, il Sasso Barisano e il Sasso Caveoso, sembra davvero disegnata da un mago delle rocce. Mario Montemurro, geologo, organizza delle visite narrate, accompagnando nei villaggi neolitici trincerati e nelle chiese rupestri (San Falcione, San Vito alla Murgia e Madonna delle Tre Porte); guidando alla scoperta dei fossili e delle caverne, fino al pozzo che Pier Paolo Pasolini usò per ricostruire la tomba di Gesù nel suo film di culto Il Vangelo secondo Matteo. Spiegherà, Mario, la differenza che c’è tra il calcare e la calcarenite, le due rocce di Matera, che qui, precisa: «Nonostante quello che si crede, di tufo non ce n’è».

Con un po’ do fortuna si può anche avvistare il falco grillaio, in dialetto U strjscìgnl, un piccolo rapace diventato simbolo del parco. E se poi proprio non volete camminare, c’è Ape Vito, un’ApeCar rimessa a nuovo guidata da Vito Domenico che porta in giro per i Sassi raccontandovi la storia della città nell’ultimo secolo. E, se lo si chiede, anche ad assaggiare i prodotti tipici locali. Che il cibo è un altro modo per dedicarsi al buon vivere lucano, tra paste fatte a mano, mozzarelle e caciocavalli strepitosi, e un’ospitalità genuina oggi spesso presa in mano da giovani che a Matera sono tornati, o rimasti, cercando di esaltare le ricchezze di questa terra. Che, a ben vedere, sono proprio tante.

Pubblicato sul numero di marzo 2016 di Style Piccoli.Schermata 2016-03-14 alle 11.14.28

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