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Pronti, si parte. La meta è a sorpresa

«Ho saputo che sarei andata a Barcellona con le mie amiche all’aeroporto. Una settimana prima avevamo ricevuto una mail con data e ora dell’appuntamento e l’indicazione di mettere in valigia magliette a maniche corte, scarpe comode e macchina fotografica. E poi per posta una busta che potevamo aprire solo un’ora prima e in cui abbiamo trovato i documenti del check in, una guida personalizzata della città, l’indirizzo dell’hotel e suggerimenti per la cena. È stata forse l’emozione più forte della vacanza». Tanto che dopo questo primo viaggio a sorpresa, Antonietta ne ha voluto provare altri e si è ritrovata, con marito e tre figli, alle 5 del mattino a Milano Linate, per partire, a loro insaputa, per New York. A impacchettare tutto era stato il team femminile di Onivà, agenzia pioniera in Italia nell’organizzazione delle così dette “vacanze al buio”.

«La richiesta di questa esperienza è raddoppiata nell’ultimo anno» dice la titolare Francesca D’Urbano. «Il nostro è un vero viaggio su misura organizzato basandoci su un questionario dettagliato in cui vengono chiesti interessi, passioni e preferenze geografiche, semplicemente non viene detta la meta. L’idea mi è venuta ricordando l’emozione che provavo al campo scout quando aprivo la busta e scoprivo il luogo della “missione segreta”: abbiamo voluto ricreare quel momento». Campo scout o meno, il surprise destination holidays è, secondo tutti i report internazionali, un trend in ascesa. Il via l’hanno dato qualche anno fa l’americana packupgo.com e l’olandese srprs.me e ora sta conquistando il mercato italiano. «Abbiamo iniziato con la Spagna nel 2016, poi subito Francia, Portogallo e Italia, tanto che in un anno il nostro fatturato è triplicato» dice Paolo Della Pepa, uno fondatori, insieme a due giovani catalani, di Flykube. «La nostra forza è il low cost: riusciamo a offrire un viaggio di tre giorni e due notti, volo e hotel compresi, anche a 99 euro a persona, a patto che si decida solo il mese di partenza e si accettino qualsiasi data o meta. Ma sta avendo successo anche la multi-destinazione: quindici giorni con sette tappe che si conoscono solo strada facendo».

Perché il segreto è lasciarsi andare al caso: se si cominciano a porre paletti, limitando gli orari dei voli, depennando destinazioni non gradite, o specificando la sistemazione, il prezzo cessa di essere competitivo. Quello che deve cambiare in definitiva, è l’idea stessa di viaggio e della sua programmazione. In tempi in cui ascoltare musica significa abbonarsi a Spotify, vedere film e documentari iscriversi a Netflix o Amazon Prime, organizzare le vacanze può voler dire pagare 50 sterline al mese a Be Right Back, la piattaforma online che ha trasformato la vacanza in una sorta di iscrizione in palestra, per essere sicuri che, senza passare nemmeno un minuto sui vari siti di prenotazione, almeno ogni quattro mesi avremo una partenza assicurata che rispetta i nostri gusti (cultura o night life, mare o montagna, avventura o città), ma soprattutto la voglia di mettersi in gioco. Come si possano recuperare pacchetti così vantaggiosi non è dato sapere, alcuni parlano di algoritmi particolari, di collaborazioni con tour operator, sta di fatto che il blind booking sta contagiando anche compagnie di volo e operatori. Il gruppo low cost Eurowings consente per esempio, per chi parte dalla Germania, di prenotare voli a tariffa fissa, e bassa, fino a 45 giorni prima. La destinazione non si può scegliere, ma si possono sempre esprimere preferenze per il tipo di escursioni.

Prenotazioni alla cieca anche per UTravel, corporate startup del gruppo Alpitour, che ha pensato a studenti universitario e under 30: si sceglie una data flessibile, la fascia di prezzo e poi si aspetta con le valige pronte: Baleari o Madagascar? Lo si saprà solo cinque giorni prima. Ma chi pensasse che è solo una questione di soldi, sbaglia. Persino Black Tomato, blasonato tour operator di viaggi di lusso, ha inserito l’esperienza Get Lost. La promessa è quella di sentirsi piacevolmente smarriti, in una destinazione sconosciuta e tutta da esplorare. Certo, ci sarà un’assistenza discreta e invisibile sempre pronta a intervenire, ma alla fine, l’unica cosa che si conosce davvero è l’ora a cui trovarsi in aeroporto. Con la valigia piena di voglia di sorprendersi e scoprire.

Articolo già pubblicato su Repubblica del 6 novembre 2019

 

 

 

 

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