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milano e le donne

Milano è una città strana. Nervosa. Generosa. Stanca. Intelligente. Milano è come le sue donne. Ne incontro tante, ogni giorno. Sono già multitasking alle otto di mattina in metropolitana. Alla pausa pranzo, che saltano, organizzano il pomeriggio della tata con i figli. All’ora del té, quello che non hanno mai preso, foderano le loro rinunce di saggezza e lungimiranza. Le donne di Milano non sono gentili. E non chiedono gentilezza a questa città. Non vogliono sconti. Non hanno voluto quello del 10 per cento del così detto taxi rosa, forse perché la sicurezza non è un tema da trattare come se fossimo una specie protetta. Non hanno voluto (alcuni) asili nido. 2000 e più donne almeno, hanno rinunciato al loro posto. Forse perché il servizio andrebbe pensato a misura di famiglia, e non viceversa. Molte ancora hanno detto persino di no a un altro posto, quello di lavoro. Dopo il primo figlio. Perché il lavoro che gli restava era solo una trappola di logorio e frustrazione. Siamo serie. Le donne, sono, serie. Quando sento espressioni come Milano in rosa, mi si accapona la pelle. Perché il rosa è un colore solo, e per altro non primario, mentre i colori delle donne sono tanti. Quando le vedo trattate come amorevoli angeli del focolare, tutte mamme e figli, come se fossero incapaci di crearsi legami intelligenti e paritari con i loro compagni, mi chiedo come non ci si possa accorgere che le donne sono molto più evolute del modello di società che viene loro imposto.  C’è chi lo chiama pragmatismo. Io lo chiamo sopravvivenza. Nelle prossime settimane, le donne di Milano avranno molte occasioni per incontrarsi. Parlare dei loro problemi e dire apertamente quello che vogliono da questa città. Diceva Margaret Thatcher che «In politica, se vuoi che qualcosa venga detto, chiedi ad un uomo. Se vuoi che qualcosa venga fatto, chiedi ad una donna». Sarà il caso che cominciamo a parlare, e a pretendere, oltre che a fare. Non è cosa scontata, se manca l’allenamento. Provateci. Chiedetevi: «Ma concretamente, cosa vorrei che cambiasse a Milano?». Scommetto che è difficile, uscire dalle nebbie diffuse dell’insoddisfazione e formulare un desiderio forte. Scuole aperte tutto l’anno, bus notturni, spazi laici in ogni quartiere, sperimentazione sui tempi della famiglia e dei lavori. Insomma, che cosa vogliamo? Tra le occasioni per chiedere, oltre a varie cene in hotel e serate in discoteca in cui si rischia di fare solo le belle statuine, c’è quella di DiNuovo – Se non ora, quando? il 4 maggio (se volete salire sul palco e avanzare le vostro richieste scrivete a dinuovo.milano@gmail.com), poi l’8 maggio in piazza della Scala, e ancora il 9 maggio al Teatro Litta per incontrare chi ha promesso una partecipazione paritaria delle donne al governo della città. Ma dovunque, con chiunque e in ogni caso, fatevi sentire

Post modificato domenica 1 maggio 2011

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