Design, Food
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Il mondo in un cucchiaio

[Articolo pubblicato sulla mia pagina autore di LeiFoodie]

Lo sapevate che un formaggio ha un sapore più salato se assaggiato da un coltello invece che da una forchetta? E che un cucchiaino bianco e leggero fa percepire uno yogurt più denso e ricco? Provate poi a prendere una crema con diversi cucchiai placcati argento, oro, acciaio, o rame: scoprirete che anche il materiale, oltre al colore e alla forma, hanno il potere di modificare la percezione del sapore e quindi, l’esperienza stessa del mangiare. A dirlo, sono diverse ricerche del Dipartimento di Experimental Psychology dell’Università di Oxford diretto da Charles Spence, già sperimentatore e promotore della sinestesia legata al cibo, ovvero a quel vissuto che più frequentemente contamina sensi e percezioni diverse.

Un esempio? La famosa Heinz Beanz ha chiesto al duo terribile dell’eating design britannico Bompas&Parr, una consulenza per il lancio dei suoi fagioli in scatola, e loro, per esaltare i nuovi sapori, hanno pensato bene di servirli con dei cucchiaini musicali: i suoni della tipica Punjabi Bhangra per la versione speziata, echi mediterranei per quella con aglio, e una melodia di percussioni su tamburelli e lattine per gli aromatizzati al formaggio. Ma fin qui, direte, è solo spettacolo. Finché, come Best Productdella categoria Accessories al 100% Design London 2013, vengono premiate dodici stravaganti posate disegnate dal coreano Jinhyun Jeon dopo il suo diploma in Social Design alla Design Academy Eindhoven nel 2012. Si tratta di Stimuli, una serie di cucchiai che esaltano l’esperienza sensoriale del palato esplorando, appunto, la sinestesia. Cucchiai di ceramica con rilievi e punte, texture ruvide oppure scivolose, bianche o fluo.

Perché l’esplorazione riguarda i sensi, ma anche i nostri comportamenti, e le nostre abitudini, a tavola. Cristina Guardiola ha per esempio lavorato sull’ansia che può dare l’esperienza culinaria. First date è un set di posate per facilitare il galateo, diminuire le formalità, e agevolare l’interazione. Un cucchiaio con una curvatura speciale per le moderne zuppe, un coltello e forchetta dotati di magnete per stimolare la conversazione, e una posata da dessert per concludere la serata all’insegno della condivisione dello stesso piatto. Posate come esaltatori del gusto e dei piaceri dunque, passando per il gioco anti stress da volo pensato da Eugeni Quitllet per Air France, che trasforma un set di posate in un modellino aereo, alle bio cutlery di Qiyun Deng. Anche lui fresco diplomato all’Ecole cantonale d’art de Lausanne in Svizzera (Ecal), e anche lui pluripremiato per le sue Graft, una serie di stoviglie usa e getta in bioplastica PLA derivate dalle stesse verdure con cui ci nutriamo. Un gambo di sedano che serve come impugnatura per la forchetta, un petalo di carciofo che diventa la ciotola del cucchiaio, la carota che si trasforma nell’impugnatura della forchetta. Un risveglio dei sensi e del senso alimentare, spreco ed eccessivi consumismi, compresi, fatto attraverso uno studio attento della texture di frutta e verdura poi riprodotta nelle posate. Con buona pace del gusto e del divertimento legato al cibo.

E per chi vuole ripercorrere la primordialità dell’atto del mangiare, ecco le posate di NendoSekki: storte e deformate come strumenti primitivi, ruvide e spigolose come se fossero state tagliate con una roccia, in realtà sono state forgiate dalle mani maestre degli artigiani di Kobayashi Kogyo, un’azienda giapponese fondata nel 1868. Ed è così che, accompagnando il cibo alla bocca con queste posate il cui peso e spessore rimandano a quelli di una pietra, ci ricordiamo di che cosa era, una volta, il cibo. Ovvero, nutrimento, sostentamento, e vita.

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