Storie
Leave a comment

Scuola Montessori, i genitori la chiedono

Le ultime in ordine di apertura sono a Venezia, Treviso, Greve in Chianti. Sono scuole elementari statali che hanno inaugurato una sezione in cui è adottato il metodo di Maria Montessori. Sempre di più in Italia, paese natale della scienziata e medico, e che pure per anni ha ignorato i suoi insegnamenti tanto da avere, ancora oggi, solo 137 scuole montessoriane, dai nidi alle medie, contro le quasi

1200 di Germania o le 800 di Gran Bretagna. Qualcosa però sta cambiando. «La prima richiesta arriva dai genitori, in parte incuriositi da un certo tam tam mediatico, ma i più spinti dal vedere i loro figli vivere la scuola con sofferenza. I bambini e le bambine montessoriane invece, sono sereni e contenti di apprendere. Quando si toglie l’ansia del confronto e della prestazione, quando si lascia a ciascuno i tempi individuali, nasce la collaborazione tra pari, il bambino segue il suo “maestro interiore”, sceglie da sé secondo le sue esigenze di crescita, e lavora con tranquillità. Certo, in una cultura dove la gioia dell’apprendere è guardata con sospetto e si crede che senza fatica dolorosa non si impara nulla; dove è difficile solo pensare a un bambino autonomo, è quasi una rivoluzione», dice Anna Allerhand, formatrice dell’Opera Nazionale Montessori e dirigente scolastica.

Una rivoluzione che, nonostante abbia più di in secolo, sta contagiando anche la Francia se uno dei casi editoriali degli ultimi mesi, ora nelle librerie italiane (Le leggi naturali del bambino, Mondadori), è il saggio di una linguista ed educatrice, Céline Alvarez, che per tre anni ha sperimentato il Metodo in una scuola materna a nord di Parigi con risultati sorprendenti (qui l’intervista). Non che ci sia da stupirsi. Sia le recenti teorie cognitiviste che le scoperte delle neuroscienze hanno dimostrato che le intuizioni di Montessori, risultato dell’osservazione attenta dei bambini, erano giuste. «Nelle nostre scuole viene richiesto di fare attività, non di ripetere quello che la maestra ha detto. In questo modo si stimola la curiosità e l’atteggiamento di meraviglia, che crescono insieme alla motivazione, e oggi sappiamo che senza motivazione non c’è apprendimento. Ma le neuroscienze ci dicono anche che il movimento è parte integrante del processo cognitivo. I bambini montessoriani non sono mai bloccati al banco o nelle aule. Si impara facendo e muovendosi. Anche i concetti astratti sono presentati attraverso oggetti concreti: il nome è un triangolo equilatero nero, l’aggettivo uno più piccolo: si tratta di astrazioni materializzate. E ci si avvicina alla scrittura preparandone prima il movimento, toccando materiali sensoriali come le lettere smerigliate», continua Allerhand.

E se la scienza spiega l’attualità del metodo Montessori, la sua sperimentazione non si è mai fermata. Fedeli allo spirito e con le indicazioni della stessa scienziata, molti insegnanti hanno prodotto materiale per la comprensione e la produzione di testi, ché nell’Italia di oggi il problema non è più l’analfabetismo tout court, ma quello funzionale. A Milano, l’istituto Riccardo Massa, ha invece dato vita al primo plesso montessoriano che include scuola primaria e secondaria di primo grado, con quest’ultima che ha ottenuto, unica in Italia, il riconoscimento formale della sperimentazione del Metodo nelle scuole medie. La formazione specifica per gli insegnanti delle medie è stata messa a punto dallo stesso pool di docenti milanesi con l’Opera Nazionale e i corsi registrano di fatto sempre un tutto esaurito.

«Nonostante il diploma di differenziazione didattica Montessori richieda molto tempo (dalle 500 alle 550 ore in due anni) e sia piuttosto costoso (tra i 2000 e 2550 euro), l’interesse è alto. Quest’autunno ne partiranno altri quindici in tutta Italia» conclude Allerhand. Cosa che per altro dovrebbe evitare che “Montessori” diventi un marchio, una moda svuotata dal grande portato educativo. Attenti dunque all’esplosione di giochi, libri e app “marchiate” Montessori. Attenti ai corsi on line, agli workshop da una ventina di ore, e persino al “titolo” poiché, ad oggi, non esiste nessuna tutela del nome Montessori che, paradossalmente, può essere intestato anche a un baby parking a ore. E diffidate anche da chi presenta la scuola montessoriana come la scuola dei geni. Quella dei guru della Silicon Valley, di grandi letterati e scienziati. Quella di Maria Montessori, che per altro voleva educare anche alla pace e alla convivenza, era una scuola per tutti. Nessuno escluso.

Articolo pubblicato su Gioia! 22 settembre 2017

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.