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Nessuno balla da solo

All’inizio è stato solo un accenno di musica. Una chitarra, un clarinetto, un trombone. Poi, dall’abbraccio tra chi parte e chi arriva, è scaturito un passo di danza. È bastato questo per trasformare la sala di aspetto della stazione di Trento in una pista per tangueros. La gente passava e guardava, oppure guardava e si univa alla danza. Un modo originale per celebrare la Giornata Mondiale della Montagna (e del tango argentino). E d’altra parte, sembra che l’occasione per mettere in scena flash mob danzanti non manchi mai. Si balla nei reparti di pediatria e chirurgia per i bambini dell’ospedale Meyer di Firenze; si balla per sensibilizzare sulla violenza delle donne o sulla mafia; e si balla per chiudere il mese di inaugurazione del nuovo Museo del Novecento, M9, di Mestre, il prossimo 26 gennaio. «Aspettiamo più di duecento studenti delle scuole di danza di Veneto, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna» dice la coreografa Wanda Moretti. «Ognuno ha creato un movimento che poi è stato condiviso su un app e quindi montato in un’unica sequenza che comporrà il ballo finale formato da un insieme di stili e tecniche, dalla salsa all’hip hop, a cui tutti potranno partecipare per prendere possesso del nuovo spazio cittadino».

E si ballerà anche durante la visita alla mostra On Danse?, che dal 23 gennaio fino al 20 maggio sarà ospitata nelle sale del Museo delle Civiltà d’Europa e del Mediterraneo di Marsiglia, con un allestimento che è in pratica un invito a sperimentare il movimento, tra una sessantina di film e video che mostrano come il corpo può liberarsi nello spazio, mentre uno studio diretto da un ballerino professionista sarà a disposizione per muovere i primi passi (nella foto di apertura il video Alex Ekman Simkin and the City di Alex Ekman e Daniil Simkin). Perché non serve essere Roberto Bolle o Valentine Colasante, avere a disposizione il palco de La Scala o dell’Opéra di Parigi. Basta ascoltare, e muoversi. Il ballo, o meglio i balli, persino quelli storici in costumi ottocenteschi che ormai la Società di Danza organizza al ritmo di due la settimana con più di mille e 300 soci-ballerini pronti ad animarli, sembrano la modalità più efficace per coinvolgere su una tematica sociale o un evento. L’assunto è che nessuno, neanche nella solitudine di una stanza, balla da solo. La danza è la pratica di gruppo più sincronizzata in assoluto, quella che contraddistingue l’essere umano tra tutti gli esseri animali facendoci sentire parte di un tutto, e che, come hanno dimostrato gli studi della Cognitive Brain Research Unit dell’Università di Helsinki e, prima ancora, della Albert Einstein College of Medicine di New York, plasma il cervello in un modo unico.

La mente dei ballerini sembrerebbe infatti più reattiva alle frequenze implicate nelle emozioni e nella memoria, i processi che fondamentali nella costruzione delle relazioni interpersonali e della conoscenza di sé. E accertati sono i suoi effetti positivi sulla riduzione del rischio di demenza sugli anziani: meno 76 per cento, contro il 35 della lettura o il 47 dell’enigmistica. Niente di più lontano dal puro intrattenimento insomma, bensì esperienza corporea di abilità complesse funzionali anche ad altri aspetti della vita. Sarà per questo che, a partire dalla Francia agli Stati Uniti, dove la School of Business dell’Università di Chicago ha tra i suoi ricercatori residenti un ex ballerino dell’American Ballet Theatre, la danza sta entrando nelle aziende per migliorare le qualità di leadership e le capacità di lavorare in team. «Sono le neuroscienze che ci hanno dimostrato che la coscienza di sé si sviluppa attraverso le sensazione corporee e che l’apprendimento è migliore se lo si fa attraverso esperienze fisiche, quello che viene chiamato embodied learning» dice Lara Bellardita, psicologa della società di formazione e consulenza IGManagement e responsabile del workshop dance@work. «Danzare allena competenze traslabili nel management. Nel ballo di coppia o di gruppo per esempio, bisogna esercitare l’ascolto reciproco, l’empatia, soft skill indispensabili per una leadership efficace».

Come dire che mentre vi dimenate, quello che fate danzare è in realtà il vostro cervello, in perfetto accordo con il titolo dell’ultimo libro della neurobiologa Lucy Vincent (Faites danser votre cerveau, Odile ed.), che dimostra come la complessa coordinazione dei movimenti del corpo a tempo di musica stimola le connessioni cerebrali, ci mantiene in salute e aumenta l’autostima. Chissà se quei 180mila appassionati (una piccola parte di un esercito di danzatori composto da un milione e 400mila allievi secondo gli ultimi dati) che ogni anno affollano Danzainfiera, il più importante appuntamento internazionale con la danza quest’anno in programma alla Fortezza da Basso di Firenze dal 21 al 24 febbraio, ne sono consapevoli. Ma si sa, e lo diceva il padre della danza moderna Merce Cunningham, definire la danza è impossibile. La danza è come l’acqua, tutti la conoscono, ma parlarne risulta inverosimile. Semplicemente, la si fa. Si balla.

Già pubblicato sul quotidiano Repubblica di sabato 20 gennaio 2018

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