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Nutraceutica, metà nutrizione, metà farmaceutica

[Pubblicato su Sette/CorrieredellaSera 15 maggio 2015] In questi giorni, le prime 10 mila piantine di pomodoro “super bio” del vivaio L’Ortofruttifero di San Giuliano Terme saranno messe in vendita. Un frutto speciale a cui sono stati restituiti i microorganismi benefici che vengono distrutti con l’agricoltura convenzionale, e per questo dotato di qualità superiori per proprietà antiossidanti e contenuto di licopene, fosforo, zinco, potassio e calcio. Manuela Giovannetti, direttore di Nutrafood, il Centro Interdipartimentale di Nutraceutica e Alimentazione per la Salute che ha condotto lo studio nei laboratori dell’Università di Pisa, dice che il successo è proprio questo: «Esser passati dalla ricerca alla produzione». E non è la prima volta. «Con il Caseificio Manciano» continua Giovannetti, «abbiamo prodotto un formaggio a basso contenuto di colesterolo arricchito con grassi funzionali, come il linoleico omega3, alimentando le pecore con semi di lino: il beneficio su soggetti ipercolesterolemici è stato confermato da uno studio dell’Università di Cagliari».

E con una domanda sanitaria che rappresenta l’80 per cento della spesa pubblica, si capisce perché la Toscana abbia deciso di investire 1,6 milioni di euro su 14 progetti di nutraceutica. «L’innovazione sta nel valorizzare, e aumentare, alcune proprietà salutistiche dei nostri prodotti tipici» dice Andrea Frosini della Fondazione Toscana Life Sciences. Il che significa, per esempio, fare un pane i cui batteri lattici della lievitazione ne garantiscano le qualità anti infiammatorie, anti ossidanti e antitumorali; restituire all’olio extravergine d’oliva microcomponenti funzionali come i fenoli che si perdono durante la raffinazione; creare una filiera sicura per il latte di asina Amiatina, ben tollerato anche da chi è allergico alle proteine del latte vaccino; o formulare degli integratori alimentari per la riduzione del rischio cardiovascolare adottando gli acidi grassi polinsaturi degli insetti. E ad Expo, il prossimo 9 agosto, sarà presentato BeerBone, ovvero come, e in che quantità, il silicio contenuto nelle birre della Val d’Orcia aiuti nella prevenzione e trattamento di patologie osteoarticolari. Quelle a più alto contenuto di silicio le produce il Birrificio San Quirico, utilizzando solo grani biologici locali, malto e luppolo di aziende artigianali del Nord Europa e acqua del Monte Amiata, e che ora è partner nella sperimentazione scientifica.

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