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Nutrigenomica: il cibo che modifica i nostri geni

Nutrigenomica, epigenetica, nutraceutica. Ecco parole che sentiremo sempre più spesso quando si parlerà di longevità e buona salute. Di mantenersi in forma, fisica e mentale, il più a lungo possibile. Le scoperte di farmacologia e biotecnologia ci vengono in aiuto perché oggi si può scoprire in che modo, per ciascuno di noi, l’alimentazione e gli stili di vita possono modificare l’espressione dei nostri geni: è la nutrigenomica, ovvero lo studio della relazione che intercorre tra alimenti e modifiche del Dna. «Se dovessimo usare una metafora», dice Damiano Galimberti, specialista in Scienze dell’Alimentazione e professore a contratto in Nutrigenomica, nonché tra gli autori del nuovo Nutrigenomica ed epigenetica. Dalla biologia alla clinica (Edizioni Edra), «dovremo pensare a come, attraverso un interruttore, possiamo regolare l’intensità delle luce in una stanza. Nello stesso modo, si è scoperto che ci sono cibi che contengono principi attivi che, legandosi al Dna, attivano certi processi invece che altri. In pratica, quello che si modifica non è l’ingegneria del Dna, ma solo una piccola porzione dell’espressione di particolari geni: e questa è quella che chiamiamo epigenetica».

Per restare giovani insomma, sarebbe utile conoscere due cose: quali sono i cibi miracolosi capaci di attivare i “geni della longevità” e di agire positivamente sul mio metabolismo o sulle mie difese immunitarie; quindi come funzionano i nostri particolari geni in rapporto ad essi. «Gli ormai noti principi generali di buona nutrizione e stile di vita salutare valgono per tutti, ma le risposte sono individuali», continua Galimberti. «Per tutti, ad esempio, la vitamina D ha un ruolo fondamentale nel metabolismo del calcio, ma il recettore che ne condiziona l’assorbimento e ne modula i valori nell’organismo, non funziona allo stesso modo in ognuno di noi. Lo stesso vale per l’azione disintossicante di alimenti come le verdure crucifere, o quella anti-infiammatoria di sostanze coma la curcuma.

In realtà, solo i test genetici possono rilevare il particolare assetto genetico di ciascuno e indicare quindi l’alimentazione ideale. Si tratta ormai semplici analisi salivari fatte con tamponi e, dal più semplice al più complesso, costano dai 30 ai 250 euro». Nasce da qui l’idea di una medicina e farmacologia personalizzata con speciali integratori dosati quasi su misura. «La prima cosa da fare però è distinguere gli integratori classici con vitamine e minerali da quelli che noi chiamiamo nutraceutici, ovvero che offrono in alta concentrazione quei principi attivi presenti in cibi particolari. La necessità di assumere questi integratori deriva dal fatto che è difficile mangiarne nella quantità e nella frequenta utile, mentre spesso li roviniamo nella cottura», conclude Galimberti. Via libera quindi a nutraceutici con resveratrolo, presente nella buccia dell’acino d’uva, curcumina, zenzero, acido quinovico dell’uncaria tomentosa, una pianta rampicante dell’America del Sud, acido ellagico che si trova in lamponi o melograno, licopene dei pomodori. Sostanze che ci aiuterebbero a gestire geneticamente anche il nostro metabolismo attraverso un’alimentazione intelligente, ponderata e che guarda al futuro.

Già pubblicato su Gioia! N. 34 agosto 2017.

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