Adolescentia
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Ottavo. Mi dica Lei

«Ho dato del ‘tu’ alla professoressa di musica, poi ho chiesto subito scusa, però…». Mai limite e confine alle convenzioni sociali fu posto in maniera più netta. Fino alla scuola primaria, la maestra è ‘la’ Monica, ‘la’ Raffaella, ‘la’ Michela, ‘la’ Paola… e così via. Poi, con l’ingresso nella prima adolescenza dare del ‘lei’ diventa regola inderogabile. C’è persino chi urla contro chi sgarra rintracciando, in questa convenzione sociale, il segno di una sorta di italianità…. Salutare, rivolgersi con cortesia al prossimo, non è solo buona educazione: ricordo che quando vidi, più o meno all’età di mio figlio, Miracolo a Milano, per giorni in classe ci divertimmo a salutarci con un Buongiorno! richiamando la famosa frase dei ciclisti che si involavano “verso un regno dove buongiorno vuol dire davvero buongiorno”. In tutte le scuole olandesi per esempio, ai bambini viene insegnato di salutarsi e presentarsi stringendosi la mano e guardandosi negli occhi. Mio figlio l’ha fatto, avendo frequentato una scuola montessoriana, per tutti i cinque anni della scuola primaria. Sull’ingresso, salutava e stringeva la mano alla maestra che lo accoglieva, e quindi entrava. Questo era il Buongiorno! E questo era, all’uscita, anche l’Arriverderci!

Ma, appunto, entrati nell’adolescenza, è il ‘lei’ che si impone. È il distacco formale, la distanza generazionale che c’è tra “tu” adolescente e loro “adulti”. «Ma ora devo dare del ‘lei’ anche a tutti i grandi che incontro per strada?». Mi sono chiesta se rispondere sì sarebbe stato giusto o solo troppo sbrigativo. Così mi sono fatta un po’ di conoscenza in merito: i Romani davano del ‘tu’ a tutti, persino agli imperatori. Così faceva Dante nella Divina Commedia, eccetto che per Beatrice, la sua amata. Solo nel Cinquecento il ‘lei’ si diffonde, grazie o per colpa diremmo, degli spagnoli, insieme al ‘voi’ di mussoliniana memoria. Durante il fascismo infatti, dare del ‘lei’ era considerato poco maschile… Al padre, al marito, non a caso, si è dato del ‘voi’ per molto tempo.

Ogg, dare del ‘lei’ è segno non di superiorità ma di cortesia, anche se è fin troppo frequente vedere persone che, anche alla fermata dell’autobus, danno del ‘tu’ solo a chi ha la pelle di un altro colore mentre non lo farebbero mai con altri sconosciuti o sconosciute. «Mamma, allora, devo dare del ‘tu’ o del ‘lei’?», il ragazzino incalza. E allora:«Credo che tu debba sapere che anche il linguaggio è un modo per portare rispetto al prossimo e a certe istituzioni, come la scuola per esempio. Se ti chiedono di dare del ‘lei’, fallo. Ma sappi che un ‘ciao’ forte e chiaro, uno sguardo cordiale e sincero, ringrazia più che un buongiorno detto di sfuggita o per convenzione. Ricordati della stretta di mano. E, se proprio non sai cosa fare, chiedi». «Va bene, ho capito. Vado a vivere a Londra, parlo inglese, così non ho più problemi».

 

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