Donne
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Parliamo di vagina…

Sia detto: non ne parliamo abbastanza. Se vi foste trovate a un tè per signore negli anni Settanta, probabilmente avreste parlato di come, attrezzate di uno specchio portatile, di una pila e nei casi più approfonditi di uno speculum, potevate esplorare vulva, piccole e grandi labbra, clitoride, fino a pareti e collo dell’utero. Ora la vagina (o vagiaina per darsi un tono e imitare la pronuncia anglofona) non è più così di moda. Non è più al centro dell’emancipazione femminile e, nonostante gli sforzi della solita Naomi Wolf che, a costo di tirarsi dietro le ire delle femministe, ha voluto ripetere che la salute della vagina è strettamente legata alla creatività femminile e all’autostima, e quindi al nostro benessere psicofisico tout court, tirando in ballo i più recenti risultati delle neuroscienze, se ne parla poco. E non si tratta di pontificare sulle crescenti cure estetiche per rinvigorire la chioma (tornato di moda il cespuglio selvaggio alla Full-Bush-Brazilian, è quasi un dovere), o per rimodellare le piccole e grandi labbra, ora ipertrofiche, ora rilassate, rispettivamente con labioplastica o lipofilling. Si tratta di capire che anche “lei” merita almeno la stessa attenzione della carrozzeria esterna.

«Per molto tempo la vagina è stata vista solo come un tubo di connessione tra genitali esterni e utero, una sorta di canale utile per il passaggio del sangue mestruale, per i rapporti sessuali e quindi il concepimento e il parto. E, fateci caso, tre di queste funzioni, finiscono con la menopausa. La nostra aspettativa di vita, e si spera anche di salute però, è ben più lunga, almeno 35 anni ancora!, così oggi si torna a parlare dei bisogni non soddisfatti della vagina» dice Alessandra Graziottin, direttore del Centro Ginecologia del San Raffaele Resnati di Milano e di una fondazione per la cura del dolore nella donna. Era l’ora. Così sappiamo che mantenersi giovani anche là dove non batte il sole è quasi un diritto. «Quello che succede è piuttosto semplice», continua Graziottin. «A causa della progressiva diminuzione degli ormoni estrogeni e del testosterone, tutti i tipi di cellule che compongono i tessuti vaginali e vulvari si modificano, le mucose si assottigliano, i vasi sanguigni rispondono sempre meno agli stimoli di eccitazione. Si chiama atrofia vulvo-vaginale ed è quella che le donne avvertono come secchezza, rigidità, irritazione, e che può compromettere non poco la qualità della vita propria e di coppia. Senza contare che questi sintomi non passano, se mai peggiorano». Sarà il caso quindi di correre ai ripari, smetterla di far finta di niente, parlarne, e pretendere che l’“effetto carta vetrata” e la morte civile della sensibilità sessuale non siano conseguenze inevitabili.

Le soluzioni, per altro, ci sono. «Una terapia ormonale personalizzata, regala una vagina sempre giovane. Per esempio l’estriolo, un estrogeno locale che può essere usato per anni, non dà alcun assorbimento e aiuta anche la vescica. Ma anche le pomate al testosterone riaccendono la risposta fisica, regalando persino quel “profumo di donna” che piace al nostro partner . Ma ci sono anche le cure non ormonali, come l’acido ialuronico vaginale che ha un’azione riparativa e antiossidante; il gel al colostro, molto nutriente; il laser vaginale; o, ultima arrivata, una nuova pastiglia, l’ospemifene, che ha la capacità, a seconda dell’organo e del tessuto, di bloccare i recettori estrogeni (per esempio nella mammella per le donne che hanno avuto un tumore al seno), o di stimolarli (è il caso di quelli della vagina) per garantire una buona lubrificazione» conclude Graziottin. Quando cominciare, quindi? Alla comparsa dei primi sintomi che, a volte, precedono la menopausa vera e propria anche di alcuni anni. Subito, però, se si tratta di pensare anche a “lei” al pari della salute, estetica e funzionale, degli occhi, del viso, del corpo. Per tenersi allenate, ci sono sempre poi gli esercizi del ginecologo Arnold Kegel, che già negli anni Cinquanta, insegnava come, alternando movimenti di contrazione e rilassamento, si potesse rinforzare e tonificare il pavimento pelvico e dare una mano a quella muscolatura liscia che, sempre a causa della latitanza ormonale, tende a “lasciarsi andare”. E invece no, perché alla fine tutto è questione di allenamento e di dedizione. Persino la salute e il piacere.

Articolo pubblicato su Gioia! gennaio 2016Schermata 2016-01-07 alle 08.43.06

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