Storie
Leave a comment

Per 15 minuti di felicità

[Pubblicato su Dove giugno 2015] Il volo da Londra a New York non era mai stato così comodo. Nonostante quella coperta cangiante e quella fascia con auricolare sulla fronte. Poi le istruzioni, certo. È questo quello che devono aver pensato i primi passeggeri del British Airways 189 Dreamliner in volo da Heathrow al John F. Kennedy che hanno accettato di farsi avvolgere dalla così detta “coperta della felicità”. Un panno morbido intessuto di fibre ottiche e sensori capaci di captare onde cerebrali e stato meditativo del viaggiatore trasmessi via bluetooth da un dispositivo di neuro-registrazione. Dal rosso al blu, a 30 mila piedi, e si scopre se si è tesi o rilassati, con sette varianti emozionali che comprendono godimento, convivialità, appartenenza, sicurezza, controllo, vitalità. Una questione di luci e colori, insomma, per monitorare quale sia il momento più appagante durante il volo. A questo, sembra, si è ridotta la misura, e la ricerca, della felicità. Con buona pace delle colte dissertazioni filosofiche, da Socrate (“Tu, Antifonte, sembri convinto che la felicità consista nel lusso e nel dispendio; io penso invece che sia proprio di un dio non aver bisogno di nulla”) a Platone, da Seneca a Sant’Agostino. Tutto finito in un brodo di big data, dove i nostri dati emozionali valgono tanto quanto la fedeltà a un prodotto o il potere di rendere virale un contenuto. Perché, si sa (e lo sanno pure i media e i social media, da Facebook a Buzzfeed), la felicità è contagiosa.

Per esempio, secondo Voices From the Blogs, l’academic company sviluppata dall’Università degli Studi di Milano capace di elaborare il “sentiment” della Rete, durante la kermesse milanese del design, il buonumore in città è salito di 28 punti, piazzando il capoluogo lombardo al quarto posto nella classifica nazionale. Ma la vera rivoluzione sarà quando i primi cento fortunati che a fine aprile hanno ricevuto i nuovi EmoSPARK Cube, ci diranno cosa significa avere in casa una console che interagisce, riconosce, amplifica, i tuoi momenti di felicità. Sviluppata da Patrick Levy Rosenthal, che ha personalmente investito 500 mila dollari nel progetto, è diventata realtà grazie a un crowdfunding su IndieGoGo che ne ha raccolti più di 178 mila. E ora, questo dispositivo di intelligenza artificiale, facile da usare come un’Apple TV o una PlayStation, capace di rispondere alle emozioni umane, avere una conversazione audio e video, leggere le espressioni del viso, apprendere preferenze e antipatie, sta modulando la sua, di personalità, in base agli stati emotivi del proprietario per assicurargli, forse, spiragli di luce anche nei momenti bui. Prima di tutto quindi, è bene essere cinicamente consapevoli che la felicità ha un valore sì, ma di mercato. Tanto per dire, la Lettera sulla felicità di Epicuro è da anni nei primi posti dei super tascabili più venduti. Vorrà pur significar qualcosa. Il fatto è che, da quando Thomas Jefferson, nel lontano 1776, ha fatto scrivere nella Costituzione americana che, tra i diritti dell’uomo, vi è anche la ricerca della felicità, e da lì gli illuministi francesi a considerarla tutt’uno con l’emancipazione dell’essere umano, da Mirabeau (“Dovere naturale dell’uomo è vivere ed essere felice”) a Thiry d’Holbach (“Se ogni uomo tende alla felicità, ogni società si propone lo stesso fine”), questa eventualità dell’esistenza si è trasformata in una spettanza. Non un’aspirazione, ma una ragione d’essere. E, di conseguenza, in quanto diritto inalienabile, oggetto misurabile e perseguibile con metodo e strategie pseudo scientifiche.

Per calcolare l’Happy Planet Index per esempio, quello che mesi fa ha incoronato la Costa Rica al primo posto tra i Paesi più felici al mondo, i ricercatori della New Economics Foundation di Londra moltiplicano i dati sull’aspettativa di vita per gli indici di benessere, quindi dividono il risultato per l’Impronta ecologica, il numero che indica il consumo di risorse naturali rispetto alla capacità della terra di rigenerarle. E se l’Onu, con il suo World Happiness Report, incrocia i dati di sondaggi, studi e ricerche per poi decretare la felicità si misura verificando salute, assenza di corruzione e libertà di scelta, l’equazione matematica per calcolare la felicità individuale l’ha formulata, utilizzando modellazione computazionale e risonanza magnetica funzionale, l’Università di Cambridge: così, tra funzioni e algoritmi ecco piazzate le nostre scelte presenti e passate, le nostre aspettative, gli errori e le gioie momentanee… E c’è poco da essere scettici, perché è grazie a queste ricerche o a indicatori come il Better Life Index promosso dall’OCSE o al nostrano Benessere Equo e Sostenibile considerato anche dall’ISTAT, se oggi sappiamo, o crediamo di sapere che, dopo aver toccato con mano quella miseria della felicità ben descritta da Zygmunt Bauman (“La vita che porta alla felicità passa per i negozi, e quanto più sono esclusivi, tanto maggiore è la felicità che ci arriva. Arrivare alla felicità significa ottenere cose che altri non hanno la possibilità di ottenere, nemmeno in prospettiva. La felicità richiede di essere sempre un gradino sopra agli altri.” in L’arte della vita, Laterza), quello che cerchiamo non sono più i beni materiali o il successo, ma nuove esperienze.

Dal think tank di Washington Pew Research al Center on Everyday Lives of Families di Los Angeles, tutti concordano che i Millennials, quelli che si iscrivono in massa al corso di Scienza della felicità dell’Università di Berkeley in California tenuto dal professor psicologo Dacher Keltn, di “roba” e titoli non ne vogliono più. E sarà un caso, ma anche in quella periodica ricerca di felicità che è il viaggio, una delle più classiche espressioni del felicismo contemporaneo, per usare le parole di Maurizio Ferraris, docente di filosofia teoretica all’Università di Torino, salgono di gradimento le piattaforme web che ci mettono in contatto con chi ci farà entrare tra le sue mura per condividere spazi, cibo, storie di luoghi e di uomini. Così, inneggiando alla sharing economy, ci inventiamo home restaurant, mettiamo in comune case, bicilette, macchine, organizziamo vacanze su DestinazioneUmana.it, Standbymi.com, WithLocals.com. Forse la nuova felicità si chiama fiducia. Forse aveva ragione il sociologo spagnolo autore di Galassia Internet Manuel Castells quando diceva: «Non si può essere felici da soli… La dimensione della felicità riguarda le relazioni con le persone, la qualità dell’ambiente, l’identità culturale: aspetti di enorme valore e che non hanno prezzo».

Perché se è vero che c’è una felicità naturale fatta di spiagge, luci abbacinati, orizzonti, meraviglie della natura, è pur vero che si può essere felici ovunque e comunque. Persino nel mondo senza storia e senza futuro descritto ne La strada di Cormac McCarthy, il bambino che nel supermarket abbandonato apre una lattina di CocaCola ha un brivido di esaltazione. È che, come ha spiegato bene lo psicologo di Harvard Daniel Gilbert, il nostro cervello, in questi due milioni di anni, triplicandosi si è evoluto per regalarci una sorta di sistema immunitario emotivo che ci assicura momenti di insperabile felicità anche quando il nostro lobo prefrontale non lo prevedrebbe. Anche quando la realtà non lo consentirebbe. Si chiama resilienza, la parola forse più menzionata da media e politica da quando Barack Obama l’ha evocata al World Economic Forum di Davos, e che indica la nostra capacità di rispondere a traumi, dolori, fallimenti, delusioni. Di restare saldi nel rispondere alle crisi.

D’altra parte, come dice Karma Ura, direttore del Centro per gli Studi del Bhutan, il Paese che per primo ha proposto un indice di Felicità Interna Lorda nel 1972, meglio avere aspettative realistiche. Se non altro perché è dai tempi di Seneca che cerchiamo di convincerci che l’affannosa ricerca della felicità porta spesso nel senso opposto. Persino la guru americana Gretchen Rubin, quella del best seller planetario Progetto Felicità, ha ridimensionato i suoi obiettivi e pubblica ora Better than Before, Meglio di Prima. Non è molto, ma spesso è già più di tanto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.