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Perché c’è bisogno (ancora) di Maria Montessori

In questi giorni in cui nei giornali appare come uno scandalo la richiesta del Miur di avere classi differenziate, cioè di “gruppi di livello”, vi propongo questa intervista al presidente dell’Opera Nazionale Montessori Benedetto Scoppola con cui ho scambiato due parole in occasione di un articolo su Gioia! sul Metodo. Nel documento del Miur si parla anche infatti di didattica cooperativa e didattica tra pari, elementi fondamentali del metodo montessoriano. L’organizzazione personalizzata delle attività poi, scandali o meno, è uno dei pilastri del buon insegnamento, come già spiegava Francesco Avvisati qui. Al di là degli anatemi quindi, al solito è il modo in cui verrà percepita l’indicazione che farà la differenza. E se il rispetto delle inclinazioni degli studenti verrà utilizzato per dividere e non per con-dividere nuovi stimoli, certo la colpa non può essere dello strumento. Anche con il fuoco del resto, ci si può salvare dal freddo o incendiare la casa.

Una prima domanda, per quale ragione dovremmo guardare con più attenzione al metodo Montessori?

Perché è necessario mettere bambini e ragazzi al centro del processo educativo, renderli protagonisti in quello che fanno, cosa che ha sempre detto Maria Montessori. Del resto, le stesse indicazione ministeriali per il curriculum insistono sull’autonomia e parlano di un programma che dovrebbe essere personalizzato e costruito sulle inclinazioni dell’alunno. Venendo poi alle recenti scoperte neuroscientifiche, oggi sappiamo che l’apprendimento avviene attraverso il movimento e il mettere in relazione aspetti percettivi con aspetti simbolici e linguistici è sempre stato una delle felici intuizioni di Montessori. Per esempio, far apprendere la matematica attraverso diversi materiali appositamente creati e toccare forme, quantità e dimensioni… Pensi che recentemente sono stato all’Università di Parma nel centro di Giacomo Rizzolati a cui dobbiamo la scoperta dei neuroni specchio e quando raccontavo loro come si insegna matematica con i materiali montessoriani sono rimasti a bocca aperta, perché solo dall’osservazione la nostra educatrice aveva capito come funziona il cervello di un bambino…

All’estero questo sembra lo abbiano capito. Come sta andando invece la percezione del metodo Montessori in Italia?

La situazione sta cambiando. Fino a dieci anni fa era all’interno delle stesse università che si negava Montessori, oggi invece chi studia didattica delle discipline la riscopre con nuovo interesse. Ci sono due difficoltà oggettive però nell’adozione del metodo: la prima è il bisogno di una grande opera di formazione degli insegnanti. Non è solo l’idea generale e i principi che servono, ma serve anche apprendere il metodo nei dettagli, nell’uso e nei tempi di presentazione dei materiali… è un processo lungo e faticoso. La seconda difficoltà è che bisognerebbe pensare all’ambiente scuola in modo diverso. Non c’è, nella cultura italiana, l’idea dell’utilizzo degli spazi a misura di bambino e di ragazzo. C’è la classe, c’è il docente e nessuno ha modo di crearsi il suo spazio e di muoversi in esso.

Ci sono però anche dei luoghi comuni poi che avvolgono il metodo…

Il luogo comune più sentito è che nelle classi Montessori i bambini fanno quello che gli pare… In realtà le attività sono molto codificate, ci sono molto direttive e altrettante regole e ai bambini si richiede di rispettarle in modo responsabile. Si tratta di un ordine serio e meditato, tanto è vero che all’inizio questo piacque al fascismo, solo che poi si resero conto che era un genere di ordine non funzionale a quell’ideologia…

L’altro luogo comune è che il metodo Montessori vada bene solo per le menti matematiche…

Anche qui vengono in aiuto le recenti scoperte delle neuroscienze che hanno definitivamente mostrato che il metodo globale di lettura scrittura, in cui si vede la parola nella sua interezza, è inefficace. Montessori ha un approccio letterale, e ai bambini si insegna a disegnare e pronunciare lettera dopo lettera. Per altro è stato anche dimostrato che, quando i bambini hanno chiaro l’aspetto e la relazione tra lettera e suono, migliora anche la comprensione dei testi. Forse, nella produzione spontanea di testi, nel racconto, nella lettura dei libri, non fanno parte del metodo Montessori, ma questo non significa che non si possa arricchirlo con altri stimoli.

 

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